
“E’ preoccupante che le istituzioni europee evitino di esprimersi in una discussione democratica sul Corridoio Sud del Gas”. Le istituzioni in questione sono la Banca europea degli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la stessa Commissione europea. Tutte invitate a esprimersi pubblicamente sulle violazioni dei diritti umani e dei principi democratici collegate alla costruzione di un mega gasdotto che dovrebbe collegare l’Azerbaigian al mercato europeo del gas (vedi la pubblicazione “Alla canna del gas”).
Ad esprimersi così è stato il Parlamentare europeo Claude Turmes, del gruppo dei Verdi europei, che ha ospitato l’incontro al Residence Palace di Bruxelles assieme alle reti Counter Balance e CEE Bankwatch. Esperto di energia, Turmes ha messo l’accento sulla criticità della scelta della Commissione di puntare così tanto sull’Azerbaigian, chiedendosi in cosa il paese sarebbe diverso dalla Russia, dal punto di vista del rispetto dei diritti umani, come anche sulla debolezza dell’argomento della creazione di posti di lavoro. “Se questo fosse l’obiettivo, la risposta sarebbe investire nell’efficientamento energetico delle costruzioni e nelle rinnovabili” ha detto Turmes.
Emin Milli, giornalista dell’Azerbaigian e direttore di Meydan TV, ha partecipato al dibattito in diretta da New York, dove si trovava per ricevere il premio giornalistico PEN Award assegnato a Khadija Ismaylova, giornalista investigativa arrestata il 5 dicembre dalle autorità dell’Azerbaigian e in attesa di giudizio. “Khadija è stata arrestata per avere svelato le connessioni che permettono al Presidente di trasferire ricchezza nei paradisi fiscali” ha detto Milli, ricordando anche che “la Commissione europea è complice nelle violazioni dei diritti che avvengono nel paese”.
Tra gli oltre cento attivisti incarcerati sulla base di accuse tra le più varie (da evasione fiscale a tradimento) ci sarebbero almeno 16 giornalisti, mentre molti altri sono stati costretti a lasciare il paese per tutelare la propria incolumità. Idrak Abbassov e Arzu Geybullaeva, entrambi giornalisti indipendenti, hanno confermato la tragica situazione del paese dopo l’inasprimento della repressione avvenuta negli ultimi anni. Servono sanzioni, e serve superare il mito della libertà di espressione nel paese “a cui credete qui in Europa”. “Petrolio e gas garantiscono ricchezza alla famiglia del Presidente, non alla popolazione dell’Azerbaigian!” ha detto Abbassov rispondendo a una domanda che chiedeva quali benefici avrebbe portato nel paese il Corridoio sud del gas.
Marco Potì, sindaco di Melendugno (LE), ha espresso solidarietà ai giornalisti dell’Azerbaigian per quanto sta avvenendo nel loro paese, definendo libertà e democrazia principi indissolubili. Il sindaco ha spiegato in maniera dettagliata le motivazioni della contrarietà al progetto TAP – la parte di gasdotto che dovrebbe essere costruita tra Italia, Grecia e Albania, con punto di approdo ipotizzato proprio nel territorio incontaminato delle marine di Melendugno. Contrarietà espressa da oltre 40 comuni del Salento, cittadini e istituzioni, dopo avere riconosciuto l’incompatibilità del progetto con il territorio e con la sua vocazione turistica e agricola.“Chiedo alle istituzioni europee di valutare cosa vuol dire “di interesse comunitario” parlando di un progetto come questo, “i cui costi verranno scaricati sui residenti e i ricavi lasciati a una multinazionale con sede a Baar, in Svizzera, ovvero un paradiso fiscale, senza tenere conto di ciò che dicono i cittadini”.
Alberto Santoro, presidente dell’associazione Tramontana e tra i fondatori del Comitato No TAP, ha evidenziato la profonda crisi democratica emersa con le forzature del governo nell’andare avanti con il progetto nonostante la netta opposizione dei cittadini. “Questo porta inevitabilmente alla radicalizzazione dell’opposizione e delle tensioni sociali” ha affermato Santoro, che ha poi sottolineato come “cambiare il modello energetico dovrebbe essere la scelta strategica del governo e dell’UE”. (Qui il link al pdf della presentazione No Tap).
Presenti in sala oltre ad alcune delle istituzioni, che hanno scelto di non commentare, diversi parlamentari europei, assistenti e advisor, come anche le rappresentanze diplomatiche di diversi dei paesi interessati dal Corridoio Sud del gas. In chiusura all’incontro il Sindaco Marco Potì ha annunciato l’invio di una lettera alle istituzioni europee, contenente le sue richieste, tra cui quella alla Commissione europea di “rivedere le procedure di definizione dei “progetti di interesse comune”, che al momento escludono quelli che dovrebbero esserne i principali beneficiari, ovvero i cittadini residenti da un lato e quelli dei paesi fornitori di gas, nel caso del TAP e del Corridoio Sud del gas. E a tutte le istituzioni finanziarie pubbliche, italiane europee e internazionali di “non finanziare il gasdotto Trans Adriatico come attualmente definito, né alcuna delle componenti del Corridoio sud del gas” (Qui il link alla lettera del sindaco del Comune di Melendugno alle istituzioni europee).
Le foto dell’evento: https://www.flickr.com/photos/counter_balance/sets/72157652320906406/
Scarica l’infografica sul Corridoio Sud del gas: