Una vera risposta alla lettera della Bce

Sede della Commissione Europea (foto Carlo Dojmi, 2011)
Commissione Europea, Bruxelles (foto Carlo Dojmi, 2011)

[di Antonio Tricarico]

La saga per l’istituzione di una Tassa sulle transazioni finanziarie  in Europa è ormai a un punto di svolta storico. Sei paesi europei – Germania, Francia, Austria, Belgio, Slovenia e Portogallo – hanno già comunicato formalmente la loro disponibilità a una cooperazione rafforzata sul tema, nonostante  l’opposizione inglese e di pochi altri governi europei. Bastano nove paesi e la Commissione potrebbe presentare un progetto di legge sul tema applicabile in tutti gli stati dell’UE interessati.

Il nostro esecutivo e quello spagnolo, sollecitati dalla Germania e dalla Francia, però nicchiano e in queste ore stanno pensando a come usare la loro adesione all’iniziativa come merce di scambio per ottenere altro sul fronte delle politiche fiscali e bancarie. Un gioco rischioso – e se si vuole ingenuo – che pone a rischio la svolta da tempo attesa. Forse Mario Monti ricorda ancora i suoi trascorsi in importanti banche di affari internazionali, e tentenna lottando internamente con il suo “io” fedele ai precetti ricevuti e insegnati per anni.

Ma forse no, è il solito gioco politico all’europea, il mercato delle vacche che tutto distrugge e poco crea. Indicativo quanto accaduto la settimana scorsa in Parlamento, dove il governo ha ancora una volta glissato sul tema di fronte all’incalzare di diversi parlamentari della sua stessa maggioranza.

In questi giorni tanto si parla di Monti-bis e già del dopo elezioni 2013, ma si dimentica di che tipo di presidente del Consiglio avremmo bisogno per uscire dalla crisi e dalla “dittatura” dei mercati. Un Premier all’altezza della situazione e che agisca nell’interesse della stragrande maggioranza degli italiani avrebbe bisogno di pochi paragrafi per rendere l’Italia un attore determinante nella battaglia per l’istituzione della tassa, primo passo per rispondere in maniera non-violenta alla guerra mossa dai mercati finanziari contro i popoli europei. Una missiva del genere, che proviamo a “suggerire” qui di seguito, rappresenterebbe una chiara risposta alla “letterina” firmata Draghi-Trichet che spianò la strada al governo dei supertecnici nel 2011.

“Gent.mo Presidente Barroso,

CC Prof. Mario Draghi, Presidente Van Rompuy,
CCN Cancelliera Angela Merkel, Presidente Francois Hollande,

Con queste poche righe il governo italiano chiede di attivare la procedura di cooperazione rafforzata per imporre una tassa sulle transazioni finanziarie in diversi Paesi europei, in particolare dell’area Euro.

Con l’occasione vorremmo motivare senza se e senza ma la nostra posizione, in un passaggio cruciale per le sorti dell’Europa. E’ giunto il momento di tornare a controllare i movimenti di capitale, dentro e fuori l’Unione Europea, e far pagare il conto di questa crisi a chi l’ha causata e continua ad approfittarne senza scrupoli.

La tassa è il primo passo nella giusta direzione, una prima inversione di rotta. Crediamo che la cooperazione rafforzata serva per riaprire uno spazio politico e ridiscutere il coordinamento delle politiche fiscali, monetarie e bancarie, così da tornare a controllare il capitale.

Con l’occasione faccio presente che nonostante le pressioni, spesso rivolte in questi giorni anche da voi e da altri autorevoli istituzioni e attori finanziari, non intendo continuare a guidare il paese, ma sono convinto che proprio questa cooperazione rafforzata riaprirà uno spazio politico anche in Italia per far emergere democraticamente con le elezioni del prossimo marzo una nuova coalizione e un governo politico del paese. Governo che dovrà rappresentare la maggioranza degli italiani nella guerra per tornare a controllare i mercati finanziari, portando giustizia sociale in Europa.

Distinti saluti

Il presidente del consiglio” (che non c’è…)

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