TAP, il punto di approdo – intervista a Gianluca Maggiore

Il gasdotto Trans Adriatico (TAP) è una delle sezioni del “Corridoio Sud del gas”, un gasdotto di 3500 km promosso dal governo dell’Azerbaigian e riconosciuto dall’Unione europea come “progetto strategico” per la sicurezza energetica dell’Unione. Ma è davvero così?
Progettato nel lontano 2004-2005, sulla base di stime dei consumi del gas che la stessa Unione europea ha rivisto negli ultimi anni, il progetto presenta numerose criticità portate in evidenza dal lavoro della commissione tecnica del Comune di Melendugno, dal Comitato No TAP, e dai diversi istituti e associazioni che hanno guardato agli aspetti economici e finanziari del progetto.

Ad oggi mentre sulla carta si parla di “avvio lavori” avvenuto nel 2016, manca ancora un progetto esecutivo che accolga le 58 prescrizioni imposte dalla Valutazione di impatto ambientale. Tutte le domande sul costo reale – economico, sociale e ambientale – di questa grande opera, e sui suoi potenziali benefici, rimangono aperte. Ciò che vediamo è un progetto orientato a estrarre ricchezza da tutti i territori interessati, nascondendo i suoi beneficiari ultimi dietro uno schema societario complesso e protetto dalle giurisdizioni restrittive della Svizzera e altri paradisi fiscali. Un progetto che nessuna banca, investitore privato o pubblico dovrebbe finanziare.

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