TAP, per ora niente soldi dalla Banca Europea per gli Investimenti

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Resistenza No Tap, foto Alessandra Tommasi, 27 aprile 2017, canale flickr 350.org

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ieri ha sorprendentemente rinviato la decisione sul prestito record di 1,5 miliardi di euro destinato al consorzio TAP. La compagnia, registrata in Svizzera e che vede tra i suoi azionisti la britannica BP, l’azera Socar e l’italiana Snam, sta realizzando i lavori per l’ultimo tratto del Corridoio Sud del Gas.

Il Trans Adriatic Pipeline (TAP) passa per Grecia e Albania e raggiunge le coste del Salento, dove la stragrande maggioranza della popolazione e delle istituzioni locali è fermamente contraria al progetto. L’area interessata dai lavori è al momento militarizzata, mentre non si placano le proteste per denunciare gli impatti socio-ambientali dell’opera.

Durante il precedente meeting della BEI, avvenuto lo scorso Novembre, attivisti da tutta Europa hanno affollato gli uffici della banca in diversi paesi per esprimere il proprio dissenso verso il progetto, mentre negli ultimi giorni, più di 4000 persone hanno scritto ai suoi vertici chiedendogli di non approvare il finanziamento. Elementi che hanno evidentemente giocato un ruolo chiave nella decisione di sospendere qualsiasi pronunciamento sul prestito.

Sono ormai due anni che manca l’ok del Consiglio dei direttori della banca di sviluppo dell’Unione europea su questa linea di credito per il TAP e si prevede che il tema non sarà in agenda prima di febbraio del 2018.

Re:Common si augura che, dopo questo ulteriore rinvio, i vertici della BEI riescano ad analizzare meglio le infinite criticità del progetto e negare così ingenti fondi pubblici al consorzio costruttore. “Destinare risorse pubbliche al finanziamento di un gasdotto che ci vincolerebbe all’utilizzo di combustibili fossili per i prossimi decenni sarebbe un atto scellerato e del tutto incoerente con gli obiettivi climatici. Il gas non facilita la transizione energetica, la impedisce” ha dichiarato Alessandro Runci di Re:Common.

Il gas che dovrebbe passare per il TAP arriva dall’Azerbaigian, Paese criticato da più parti per le continue violazioni dei diritti umani e per il trattamento riservato nei confronti degli oppositori del governo guidato dal presidente Ilham Aliyev.

Lo scorso 5 dicembre il Consiglio d’Europa ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Azerbaigian, che rifiuta di rilasciare un prigioniero di coscienza nonostante così avesse stabilito, già nel 2014, la Corte europea dei diritti umani. Il prigioniero è Ilggar Mammadov, leader del gruppo di opposizione “Real”.

La situazione si fa sempre più complessa anche in Turchia, dove dovrebbe passare il TANAP, altro gasdotto chiave del Corridoio Sud del Gas. Anche in questo caso, la BEI ha deciso sospendere la decisione riguardo il prestito di 1 miliardo di euro previsto per l’opera, dopo che lo scorso venerdi oltre 30 parlamentari europei hanno inviato una lettera al presidente della Banca, chiedendogli di non finanziare il TANAP per via delle crescenti violazioni dei diritti umani nel paese.

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