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TAP e Azerbaijani Laundromat – lo scandalo continua

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Baku, Azerbaigian. Aprile 2015. foto Luca Manes/Re:Common

[di Elena Gerebizza]

Le centinaia di nomi e pagamenti “oscuri” emersi con l’inchiesta giornalistica Azerbaijani Laundromat, realizzata dal consorzio di giornalismo investigativo OCCRP in collaborazione con alcune delle maggiori testate europee, continuano a scuotere le segreterie di partito e le istituzioni di mezza Europa.

In particolare i due quotidiani del Belgio L’Echo e De Tijd hanno rivelato i nomi di due politici che avrebbero ricevuto 800mila dollari dalle società anonime: il parlamentare Alain Destexhe, del gruppo dei liberali e membro del Consiglio d’Europa (nel PPE, lo stesso gruppo del tedesco Eduard Lintner e dell’italiano Luca Volontè, già pesantemente coinvolti nel caso), e l’ex membro del partito liberale fiammingo Stef Goris. Secondo l’inchiesta congiunta, e ripresa dal The Guardian, i due avrebbero messo in piedi un’organizzazione non profit per monitoraggi elettorali, che tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto la cifra di cui sopra da una società intestata a Lintner e registrata presso l’ufficio del suo avvocato a Norimberga.

Il nome di Destexhe era già emerso ad aprile in un report della European Stability Initiative, che lo segnalava come parte di alcune missioni poco trasparenti effettuate assieme allo spagnolo Pedro Agramunt (altro membro di spicco del Consiglio d’Europa). Con lo stesso Agramunt, Destexhe nel 2013 avrebbe anche redatto un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian che dipingeva una situazione ideale, al contrario di quanto emergeva nel documento redatto dal parlamentare Christoph Strasser e poi bocciato dal Consiglio d’Europa.

Sabato 17 settembre Destexhe si è dimesso dall’Assemblea del Consiglio d’Europa, mentre in Belgio lo scandalo continua a montare.

Anche in Germania sono emerse nuove connessioni tra la società intestata a Eduard Lintner e Karin Strenz, una parlamentare tedesca esponente di peso della CDU, attualmente impegnata in campagna elettorale. Secondo il quotidiano tedesco Suddeutsche Zietung, avrebbe ricevuto tra i 7mila e i 15mila euro da Lintner nel 2014 e 2015, tramite la stessa società che ha pagato anche Destexhe e Goris in Belgio. Come Lintner, avrebbe partecipato a diverse missioni a Baku nella veste di presidente del German-South Caucasian Friendship Group, e nel 2015 avrebbe votato contro una mozione per la liberazione dei prigionieri politici in Azerbaigian. Il Suddeutsche Zeitung ha anche diffuso una foto che si trovava sul sito della Strenz che ritrae la parlamentare assieme al presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, sotto lo slogan : “La politica può essere diversa” (la foto si può ancora trovare qui)

E IL TAP?

Come già ricordavamo, il Corridoio Sud del Gas è la più grande opera in cantiere tra l’Europa e l’Azerbaigian, scelta dalla Commissione europea come “progetto strategico” comunitario proprio in seguito al voto sul già citato rapporto Strasser al Consiglio d’Europa. Oggi sappiamo anche che svariati milioni di euro sono stati ricevuti da politici europei tra il 2012 e il 2014, quando l’Azerbaigian si stava conquistando la posizione di partner strategico, soprattutto grazie alla sua famosa “caviar diplomacy”.

Inoltre, sono emerse anche nuove connessioni con il mega progetto che coinvolge anche direttamente l’Italia, ovvero il Corridoio sud del gas di cui fa parte il TAP – Trans Adriatic pipeline. Secondo questo articolo dell’inchiesta di OCCRP uno dei beneficiari dei miliardi girati in Europa sarebbe Yaqub Eyyubov, primo vice-presidente dell’Azerbaigian e uomo tra i più potenti nel Paese. Lui e i suoi familiari avrebbero ricevuto svariati pagamenti per spese mediche in Germania e negli Stati Uniti tramite le società anonime scandagliate dai giornalisti.

Quello che l’inchiesta non dice è che Eyyubov è anche Chairman della commissione governativa e del comitato di supervisione governativo dell’Azerbaigian per il Corridoio Sud del Gas. In particolare il governo azero ha creato una società, la Southern Gas Corridor Joint Stock Company, registrata a Baku, che è il veicolo tramite cui l’Azerbaigian contribuisce all’investimento di cui è responsabile nel diversi tronconi del progetto. E’ questa la società che ha già emesso sul mercato i bond tramite cui ha coperto una parte degli investimenti nella costruzione del mega gasdotto ed è su questa società che la commissione (e in particolare Eyyubov) vigilano.

Chissà se le banche che hanno gestito l’emissione dei bond, e quelle che si preparano a concedere prestiti alla Southern Gas Corridor Joint Stock Company stanno integrando questi nuovi elementi nella loro due diligence, e se in passato avevano preso atto anche delle svariate società offshore collegate a Eyyubov emerse dai Panama Papers, menzionate nell’inchiesta di OCCRP.

E chissà se la Banca Mondiale – che a dicembre 2016 ha concesso un prestito alla stessa società per la tratta turca del gasdotto, il TANAP – ne ha tenuto, e ne sta tenendo, conto. E se la stessa cosa sta facendo la Banca europea degli investimenti, che si appresta a concedere un prestito da 1 miliardo sempre alla stessa società il prossimo ottobre.

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Commenti (3)

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    Salvatore Sindaco

    |

    No al gasdotto TAP, opera distruttiva, devastante, quanto inutile.

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    Marco Chiaretti

    |

    Ma allora è una fissazione. Bisogna per forza far capire, senza avere il coraggio di affermarlo, che anche il gasdotto è un affare sporco. Se avete le prove tiratele fuori, altrimenti smettetela con queste litanie. Oggi l’ansa ha pubblicato una indagine che indica che l’80% che italiani chiede più gas e meno carbone. Ma non basta, il 69% degli italiani si dice preoccupato per le tensioni geopolitiche mondiali, e pensa che queste possano mettere a rischio la loro disponibilità personale di energia, mentre quasi 9 italiani su 10 (l’87%) accetterebbe la costruzione di nuove infrastrutture energetiche (gasdotti, parchi eolici, rigassificatori) se ciò comporta un risparmio in bolletta. Per quale motivo non ve la andate a leggere?
    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2017/09/21/energia-80-italiani-chiede-piu-gas-e-meno-carbone_0ec18152-1e50-459a-8b32-a7f0b9aec73a.html

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      ReCommon

      |

      caro Marco
      grazie per la segnalazione, abbiamo letto l’Ansa di cui parli. Anche noi come molti italiani chiediamo meno carbone, e chiediamo anche meno gas. In particolare, perchè i consumi di gas sono in calo, e perchè le forniture di gas in essere vanno ben oltre i reali bisogni del paese. Inoltre perchè passare dal gas russo a quello azero (o egiziano) non aumenta la “sicurezza”. Le dittature amiche possono diventare presto nemiche, tu stesso ci ricordi la preoccupazione per le tensioni geopolitiche mondiali, che riguardano spesso petrolio e gas. Quindi se il gas che ci serve già arriva, perchè costruire nuovi gasdotti (e nuova insicurezza) per di più già con le tinte fosche che l’inchiesta Azerbaijani Laundromat dipinge?
      Un documento che espone il contesto chiaramente è questo: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3b829e27-145d-4141-b216-1bb41a4cc1bd.html
      Infine, lo stesso articolo Ansa che ci segnali evidenzia che lo studio: “c’è ancora molto da fare per quanto riguarda la corretta informazione sulle fonti energetiche”. Siamo assolutamente d’accordo!
      Buona giornata

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