
I sussidi diretti e indiretti garantiti dai Paesi del G20 per l’estrazione dei combustibili fossili e del gas ammonta a ben 88 miliardi di dollari l’anno. Lo rivela il dossier pubblicato pochi giorni fa da l’ Overseas Development Institute e dall’associazione Oil Change International.
Una cifra molto rilevante, che non sembra andare di pari passo con quanto stabilito nel 2009 dalle economie più importanti del Pianeta, ovvero la cancellazione graduale dei sussidi pubblici al settore estrattivo.
Il denaro dei contribuenti serve quindi per scoprire nuovi giacimenti di petrolio, gas o carbone in tutto il mondo, contribuendo così a peggiorare gli effetti dei cambiamenti climatici.
La settimana scorsa, a Parigi la rete ECA Watch e Friends of the Earth hanno inscenato una protesta davanti alla sede dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per denunciare gli accordi presi all’interno delle segrete stanze dell’organismo proprio in merito alla scottante questione dei sussidi per l’estrazione dei combustibili fossili.
In particolare le realtà della società civile europea hanno posto l’enfasi sul ruolo svolto dalle agenzie di credito all’export (come l’italiana SACE) nel sostenere tutte le varie fasi dei processi estrattivi e di ricerca di nuovi giacimenti. Anche in questo caso le cifre sono molto significative: nel periodo 2007-2013 le agenzie di credito all’export dei paesi membri dell’OCSE hanno assicurato al solo settore carbonifero sussidi per oltre 32 miliardi di dollari, in base a quanto riportato Natural Resources Defense Council (NRDC).

Clicca il link per scaricare il rapporto (in inglese) “The Fossil Fuel Bailout: G20 Subsidies for Oil, Gas and Coal Exploration”