Centro Olio di Tempa Rossa, la Regione Basilicata ferma tutto

Tempa Rossa, Basilicata, settembre 2018. Foto Luca Manes/Re:Common

[di Luca Manes]

Il mastodontico centro olio di Tempa Rossa, nell’area delle Dolomiti Lucane, non è in regola e deve subito fermare la fase di sperimentazione. Il processo di oil in, ovvero l’estrazione dei primi barili di petrolio per testare la struttura, iniziato nei primi giorni di settembre e destinato a durare tre mesi, è stato bloccato dalla Regione Basilicata perché la documentazione presentata agli uffici tecnici era insufficiente.

La Total, leader del consorzio che gestisce Tempa Rossa e in cui sono soci minoritari anche la giapponese Mitzuo e l’anglo-olandese Shell, non ha predisposto un adeguato piano di monitoraggio ambientale, che doveva comprendere tra le altre cose anche la distribuzione delle centraline di rilevamento, né un piano di emergenza esterno, così come mancano un quadro della sismicità dell’area e l’aggiornamento delle tecnologia e del trattamento delle emissioni. Tutti punti che i dirigenti della multinazionale transalpina avevano illustrato lo scorso marzo alla popolazione di Corleto Perticara, il centro abitato più vicino all’impianto, durante un incontro a cui avevamo partecipato anche noi. In quella fredda serata di fine inverno, tante erano state le rassicurazioni degli esponenti della Total, con parole che disegnavano un quadro idilliaco del progetto.

Evidentemente la realtà dei fatti è ben differente. Tornando a Tempa Rossa poche ore dopo l’annuncio di richiesta di stop pronunciato dall’assessore all’Ambiente della Basilicata Francesco Pietrantuono, non abbiamo dubbi che una seppur minima produzione sia in atto. La puzza di uova marce a qualche centinaio di metri dal perimetro della struttura è nauseabonda. Sono gli stessi miasmi che fuoriescono dal Centro Olio di Viggiano, da dove l’Eni produce oltre 80mila barili di petrolio al giorno da più di 20 anni. E poi nella macchia di luci accecanti che anche alle 9 di sera illuminano a giorno questo intrico di tubi, camini e depositi, spiccano le fiammelle della torre di 130 metri – “è alta metà della Torre Eiffel”, come tiene a sottolineare la Total – che troneggia sull’impianto.

Questo “intoppo” molto probabilmente farà slittare l’inizio della produzione a pieno regime di circa 55mila barili al giorno da fine 2018 ai primi mesi del 2019. L’ennesimo ritardo, visto che i rinvii – l’ultimo da fine 2017 – non si contano più.

Sullo sfondo aleggiano intanto le elezioni regionali, forse il vero motivo di questa prova di forza dell’assessore della giunta guidata fino al suo arresto da Marcello Pittella – ancora agli arresti domiciliari con accusa di falso e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lucana. Le voci sui possibili candidati in vista del voto, in programma a gennaio 2019, si rincorrono da tempo e non danno per tagliato fuori nemmeno lo stesso Pittella.

In attesa che la politica sbrogli la sua intricata matassa e che la Total faccia meglio i compiti a casa, le emergenze ambientali in Basilicata non accennano a diminuire. Il prossimo 29 settembre è in programma la marcia per la verità sull’avvelenamento del territorio promossa da Don Giuseppe Ditolve, Vicario parrocchiale della chiesa Cristo Re di Pisticci. Proprio Pisticci a pochi chilometri dal Tecnoparco, il centro di trattamento delle acque reflue del Centro Olio di Viggiano fonte di polemiche e inchieste giudiziarie.

“Basta ad una Basilicata groviera petrolifera, perché il petrolio non ha portato nessun beneficio alla nostra popolazione lucana, ma solamente alle multinazionali. Sappiamo bene, come il Re Nero, che non è solo benzina, ma anche plastica, tessuti sintetici ed energia elettrica, è il bene più prezioso del mondo, ma anche quello che crea più conflitti” si legge nell’appello di don Ditolve, da anni in prima linea contro l’inquinamento e gli impatti dell’estrattivismo nella sua regione.

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