Processo Opl 245: intervista a Lanre Suraju – HEDA

Lanre Suraju, foto Massimo Lupo/Re:Common

Abbiamo intervistato Lanre Suraju dell’organizzazione nigeriana HEDA al termine dell’udienza che ha visto come protagonista l’ex membro del cda di Eni Luigi Zingales (leggi l’articolo: “Gli strali di Zingales contro i vertici Eni“). Un passaggio importante del processo OPL245.

Quali sono le tue riflessioni dopo l’interrogatorio di Luigi Zingales?

La cosa più sorprendente è stato il fatto che all’interno c’era qualcuno che si sforzava di richiamare l’attenzione dell’azienda su errori commessi in proposito alla due diligence. Non una persona qualsiasi, ma un esponente del Comitato di controllo dei Rischi, oltre a un membro del Consiglio di Amministrazione della società. Ciò che in realtà mi ha colpito di più, e questo va alla radice del governo societario e al ruolo svolto dal cda di compagnie di tale importanza, è che il board di Eni avrebbe potuto, ad un certo punto, svolgere le dovute ricerche per conoscere il reale coinvolgimento di Dan Etete nella Malabu e in relazione alla licenza OPL 245. Eppure tutto ciò non è stato fatto, nonostante articoli di giornali che spiegavano la posizione di Dan Etete. C’è quindi bisogno di trovare persone all’interno dei consigli di amministrazione di società dell’importanza di Eni che siano disposte a squarciare il velo su questi temi e a condurre indagini su alcune delle pratiche legate alle operazioni più rilevanti di molte delle aziende multinazionali.

Ormai il processo milanese sta entrando nel vivo…

Sì. Credo che vadano riconosciuti molti meriti alla Procura di Milano per la fermezza e l’impegno dimostrati nella ricerca della giustizia per questo caso così importante. Non mi aspettavo si potessero raggiungere tali risultati. Non ci dimentichiamo che ci sono già state due condanne, agli intermediari Emeka Obi e Gianluca Di Nardo (4 anni a entrambi dopo il rito abbreviato richiesto dagli imputati, ndr). Finora non abbiamo un’eguale esperienza di impegno e azione da parte dei magistrati di Regno Unito e Olanda, i paesi di riferimento per la Shell.

Ci puoi fare un rapido quadro dei procedimenti giudiziari attualmente in corso in Nigeria sul caso OPL 245?

In Nigeria ci sono vari procedimenti, istruiti dalla Commissione di reati economici e finanziari. C’è quello che coinvolge l’ex procuratore generale Mohammed Adoke e alcune altre persone che erano legate a lui in alcuni casi di riciclaggio di denaro. Poi c’è quello contro le compagnie petrolifere, in cui il giudice di primo grado ha emesso l’ordine di revoca della licenza, prevedendo la restituzione al governo nigeriano. Una decisione poi ribaltata a seguito del ricorso di Eni e Shell, ma il procedimento nei loro confronti è ancora in corso, così come quello per corruzione nei confronti dei funzionari delle due oil majors e di vari intermediari. Purtroppo il sistema giuridico nigeriano non consente di perseguire le persone in contumacia. Quindi, affinché si possa iniziare un processo penale, bisogna “portare” in tribunale gli accusati. I presunti sospetti sono andati via dalla Nigeria, ciò nonostante si stanno compiendo molti sforzi, anche tramite l’Interpol, per ricondurli nel Paese.

Parlaci dell’industria petrolifera in questo momento in Nigeria. C’è stato davvero un cambiamento, oppure la corruzione continua a svolgere un ruolo primario nella gestione degli affari nel settore?

C’è stato un cambiamento molto significativo. A differenza di prima, negli ultimi quasi quattro anni non abbiamo avuto l’emissione di nessuna nuova licenza petrolifera. In passato le licenze petrolifere sono andate a personaggi molto ambigui, che non erano addetti ai lavori. Il petrolio era diventato uno strumento di forte valenza politica, ma ora non è più così. Adesso c’è una migliore e differente governance all’interno dell’industria petrolifera.

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