
[di Elena Gerebizza]
A fine novembre il nuovo presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha presentato il suo piano di investimenti per rilanciare l’economia europea. Un piano ambizioso, che ha ricevuto pesanti critiche a livello internazionale – anche dal mondo finanziario – ma che Juncker è determinato a portare avanti. Oggetto del contendere per molti sarebbe proprio la reale capacità di raggiungere i promessi 315 miliardi di euro per investimenti nei paesi dell’Unione, a partire dai 21 miliardi di risorse pubbliche al momento sul tavolo. http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-2480_it.htm
Per quanto si possa trattare di fanta-finanza, il piano Juncker rischia di rimettere in carreggiata una lunga serie di mega opere che mai avrebbero rivisto la luce del sole senza un intervento pubblico della portata descritta, e soprattutto strutturato in modo da permettere l’entrata dei mercati finanziari direttamente nella fase di costruzione.
Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi, in inglese) è l’iniziativa in cui dovrebbero convergere i già menzionati 21 miliardi di risorse pubbliche – soldi veri, provenienti dalle casse della Commissione europea e della Banca europea degli investimenti – che servirebbero per attrarre il resto dai privati e direttamente dai mercati finanziari. Come? Uno strumento “testato” negli ultimi due anni proprio nella logica di trasformare le grandi opere in una “classe di asset” in cui investire, dopo averli resi appetibili grazie all’intervento pubblico che alleggerirebbe il debito del privato per alzare il rating dei titoli di debito da vendersi sui mercati finanziari, è quello dei project bond europei.
Ovvero lo strumento con cui è stato finanziato il progetto Castor in Spagna (https://recommon.org/castor-il-conto-lo-paga-il-governo-spagnolo/), di cui il governo di Madrid ha dovuto fermare la costruzione a causa dello sciame sismico provocato proprio dalle operazioni di stoccaggio del gas nel giacimento esausto di Castor, e che ha lasciato i cittadini spagnoli con 1,3 miliardi di debito da pagare nella bolletta del gas per i prossimi decenni, a partire dal 2016 (https://recommon.org/castor-spagna-flop-project-bond-europei/).
Uno strumento “di successo” secondo la Bei e la Commissione europea. Di certo lo è per gli investitori, che hanno messo i loro soldi in un progetto fuori mercato e morto sul nascere, ma reso “interessante” da un intervento pubblico che ha scaricato i costi dell’investimento sui cittadini. Sembra follia, e forse davvero lo è, perché a seconda delle clausole degli accordi finanziari firmati tra governi e costruttori, e governi e investitori, si va verso uno scenario in cui l’oggetto di interesse è il debito generato dai progetti e i flussi finanziari collegati alla loro operatività. Così la parte pubblica delle PPP (Partnership Pubblico-Privato, la base di quegli accordi che in Italia sono noti come di project financing) viene spinta a farsene carico a copertura degli investitori privati.
Il piano Juncker corre in parallelo all’ultima infornata di progetti finanziabili con i project bond europei nel 2015. Non è una sorpresa vedere che i governi abbiano candidato in molti casi gli stessi progetti sia per i project bond che per il piano Juncker. Nel caso dell’Italia ci sono numerosi progetti fallimentari, inutili, o già oggetto di indagine della magistratura. Per citarne alcuni, il piano Juncker comprende la TAV Torino-Lione (oggetto di indagine anti-corruzione), l’autostrada Orte-Mestre, la terza corsia della A4 (formalmente opera accessoria del Passante di Mestre, oggetto di indagine anti-corruzione), la Salerno-Reggio Calabria (già oggetto di intervento dell’organismo anti-frode europeo nel 2011, “il più grande recupero mai effettuato di fondi strutturali europei” per 381,9 milioni di euro), la pedemontana veneta, tre nuovi rigassificatori (Gioia Tauro, Porto Empedocle -Agrigento, Falconara Marittima) che affiancheranno secondo una logica sconosciuta, ma ben distante dagli interessi dei cittadini, i tre rigassificatori esistenti e inutilizzati di Livorno (costruito con finanziamento della Banca europea per gli investimenti), Porto Viro e Panigaglia. L’elenco continua con la rete Adriatica, il metanodotto che vorrebbe sventrare la dorsale appenninica tra Brindisi e Minerbio, gli stoccaggi del gas a Bordolano e Cornegliano, l’elettrodotto Italia-Montenegro, e chi più ne ha più ne metta.
Nella lista dei candidati al finanziamento tramite i project bond, troviamo un ulteriore rigassificatore, quello dell’alto Adriatico, che rispolvera il vecchio progetto Gas Natural su terra a Trieste, di nuovo la Rete Adriatica e cinque stoccaggi di gas, tra cui Bordolano, Cornegliano e Grottole Ferrandina; di nuovo i rigassificatori di Gioia Tauro e Porto Empedocle, e molti altri.
In entrambe le liste troviamo inoltre le diverse componenti del Corridoio Sud del Gas, tra Italia e Turkmenistan, inclusa la tratta greca del TAP, ma non quella italiana, a segnalare il significativo rallentamento dei lavori dovuti al testa a testa con le istituzioni pugliesi e con i cittadini, che hanno portato a oggi al nulla di fatto rispetto all’autorizzazione del progetto.
Nei prossimi mesi delle task force distinte – ma sempre formate dalla Commissione europea e dalla Banca europea per gli investimenti – dovranno decidere quali dei 2mila progetti presentati potranno ricevere i finanziamenti, secondo procedure al momento sconosciute ai più. Tra i principali esclusi lo stesso Parlamento europeo, che non è chiaro se avrà un ruolo nel definire gli strumenti finanziari da utilizzare, né se ne sia prevista la consultazione nella selezione dei progetti. Oltre che i cittadini e i territori interessati dagli stessi progetti, che rimangono totalmente esclusi.
Ma è davvero così che si “rilancerà” l’economia europea?
Lista dei progetti presentati dal governo italiano per il Piano Juncker: (Lista 1, da pagina 273)
http://ec.europa.eu/priorities/jobs-growth-investment/plan/docs/project-list_part-1_en.pdf
Lista dei progetti presentati per il finanziamento tramite la Europe 2020 Project Bond Initiative e Project Bond Credit Enhancement:
https://recommon.org/wp-content/uploads/2014/12/Confirmed-PCI-Applications.pdf