Perché Eni continua a minacciare ReCommon di diffamazione?

Martedì 9 maggio, in risposta alla presentazione dell’azione climatica promossa in sede civile contro Eni da ReCommon e Greenpeace, un portavoce dell’azienda ha dichiarato all’agenzia ANSA che “si riserva a sua volta di valutare le opportune azioni legali per tutelare la propria reputazione rispetto alle ripetute azioni diffamatorie messe in campo da ReCommon, a partire dal ruolo che l’associazione ha cercato di ritagliarsi nell’ambito della vicenda giudiziaria Opl245 terminata con la totale insussistenza delle accuse e danni reputazionali alla società e alle sue persone”[1].

ReCommon respinge al mittente le minacce di azioni legali ancora una volta agitate da Eni nei suoi confronti, e nega ogni intento diffamatorio legato alle sue azioni passate, presenti e future.

Con riferimento alla vicenda Opl245, ReCommon ricorda che, dopo la presentazione di un esposto alla Procura di Milano nel settembre 2013, la decisione di rinviare a giudizio la società ed alcuni suoi manager è stata assunta nel rispetto del codice di procedura penale vigente dal giudice per l’udienza preliminare, Dott.ssa Giuseppina Barbara, nel dicembre 2017[2].

Essendo tra i denuncianti dell’indagine che ha portato al rinvio a giudizio, ReCommon ha legittimamente richiesto al Tribunale di essere riconosciuta parte civile, istituto largamente utilizzato dalle organizzazioni della società civile italiana. Il Tribunale tuttavia non ha ammesso la costituzione di parte civile con la motivazione che lo statuto di ReCommon non prevedeva la lotta alla corruzione, quale obiettivo esclusivo dell’azione dell’associazione[3].

ReCommon, pur non condividendola nel merito, ovviamente ha rispettato e rispetta quella decisione.

Vale peraltro la pena di ricordare che nell’ambito di quest’ultimo procedimento, un’azione risarcitoria da parte della Nigeria nei confronti di Eni è ancora pendente presso la Corte di Cassazione[4].

ReCommon si permette altresì di rammentare che nel rapporto conclusivo della quarta revisione sull’attuazione da parte dell’Italia della Convenzione OCSE contro la corruzione internazionale, la stessa OCSE definisce la sentenza del Tribunale di Milano, che ha assolto Eni ed i suoi manager perché il fatto non sussiste, “non conforme alla Convenzione”[5].

Si aggiunga che il ruolo di ReCommon sul caso Opl245 è stato riconosciuto dal tribunale arbitrale dell’ICSID (Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti) della Banca mondiale presso cui l’Eni ha mosso nell’ottobre 2020 una richiesta risarcitoria ai danni della Nigeria. Infatti, nel febbraio 2023 ReCommon è stata accettata come “amicus curiae” del tribunale e le è stato quindi consentito di presentare una memoria che condivide informazioni e prove riguardanti il presunto caso di corruzione dell’Opl245[6]. La causa presso l’ICSID è ancora pendente[7].

È importante altresì ricordare che, nonostante la multinazionale petrolifera Shell – più grande ed influente di Eni – fosse anch’essa a processo con i suoi manager per lo stesso caso al Tribunale di Milano, nonché sotto indagine in Olanda per le stesse vicende, sulla base sempre di un esposto presentato da ReCommon nel 2015 alla Procura di Rotterdam[8], non ha mai rivolto alcun attacco al ruolo dell’associazione, pur negando ovviamente le accuse. ReCommon ha appellato la decisione del luglio 2022 della Procura olandese di archiviare l’indagine[9] ed un ricorso è pendente presso il tribunale di Amsterdam. Anche in questo caso la Shell non ha mosso alcuna minaccia di azione legale od attacco scomposto a ReCommon.

Infine, ReCommon vuole ricordare come nel maggio 2021 la Shell sia stata condannata in primo grado dal Tribunale civile dell’Aja nell’ambito di una causa climatica mossa da diverse organizzazioni della società civile olandese e cittadini del paese[10] – la sentenza è stata appellata dalla società anglo-olandese[11] – ma Shell, anche in quel caso, non ha mai mosso alcuna minaccia o attacco pubblico alla legittimità degli attori della causa e in particolare alle organizzazioni non governative.

Già in passato ReCommon ha stigmatizzato le ripetute intimidazioni ricevute dal capo dell’ufficio legale di Eni e chiesto che sia avviata un’indagine interna al riguardo[12]. Sempre con riferimento alla vicenda Opl245: nel 2019 Eni ha citato in giudizio per diffamazione il giornalista Claudio Gatti e la Società Editoriale Il Fatto Quotidiano per il libro Enigate chiedendo 5 milioni di euro di danni a titolo risarcitorio[13]; nell’ottobre 2019 ha citato in giudizio la RAI ed il giornalista Luca Chianca per la trasmissione “l’amara giustizia”[14]; nel dicembre 2020 ha citato per diffamazione Il Fatto Quotidiano riguardo a ben 29 articoli pubblicati richiedendo 350.000 euro di danni[15] – contestazione sulla quale il giornale è stato successivamente assolto[16]; nel luglio 2021 ha richiesto al quotidiano Domani il versamento di 100,000 euro come risarcimento per un articolo pubblicato[17]. La policy sui diritti umani di Eni, infatti, recita che: “Eni non ostacola in nessun modo il ricorso a meccanismi giudiziari o non giudiziari e istituzionali e collabora in buona fede con gli stessi meccanismi. Eni proibisce, e si impegna a impedire qualsiasi ritorsione contro i lavoratori e altri stakeholder che abbiano segnalato problemi criticità in materia di diritti umani né tollera o favorisce minacce, intimidazioni, ritorsioni o attacchi (fisici o legali) contro i difensori dei diritti umani e gli stakeholder in relazione alle proprie attività.”[18] Il ripetuto atteggiamento pubblico intimidatorio di Eni nei confronti di ReCommon, associazione di interesse pubblico che opera anche in difesa dei diritti umani, è quindi in chiara violazione della stessa policy interna della società.


[1]    https://www.open.online/2023/05/09/greenpeace-recommon-causa-eni-contenzioso-climatico-in-italia/

[2]    https://aleph.occrp.org/datasets/3766?cslimit=30&csq=giuseppina#mode=search&preview%3Aid=63099418.e677a1a668b233055b414f023db74e07d68f42b8&preview%3Aprofile=true

[3]   https://aleph.occrp.org/entities/63099561.345324cfc6fbc6fd34f576674c9db4a14d0dc470#page=9

[4]    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/03/30/caso-opl-245-nigeria-ricorre-in-cassazione-e-chiede-un-risarcimento-da-1-miliardo-a-eni/7113973/

[5]    https://www.oecd.org/corruption/anti-bribery/italy-phase-4-report.pdf p. 40

[6]    http://icsidfiles.worldbank.org/icsid/ICSIDBLOBS/OnlineAwards/C9173/DS18445_En.pdf

[7]    https://icsid.worldbank.org/cases/case-database/case-detail?CaseNo=ARB/20/41

[8]    https://www.premiumtimesng.com/news/more-news/201051-malabu-1-3-billion-scandal-international-campaigners-hail-shell-probe-dutch-authorities.html?tztc=1

[9]    https://www.recommon.org/recommon-chiede-la-riapertura-dellindagine-olandese-su-shell-relativa-al-caso-opl245/

[10]  http://climatecasechart.com/wp-content/uploads/sites/16/non-us-case-documents/2021/20210526_8918_judgment-1.pdf

[11]  https://www.reuters.com/business/sustainable-business/shell-filed-appeal-against-landmark-dutch-climate-ruling-2022-03-29/

[12]  https://www.recommon.org/attacco-di-eni-a-recommon-sulla-sua-partecipazione-alla-trasmissione-report-di-questa-sera/

[13]  https://www.eni.com/assets/documents/documents-en/tribunale-roma-20-giugno-2019-atto-citazione-relativo-libro-enigate-claudio-gatti.pdf

[14]  https://www.eni.com/assets/documents/ita/media/opl/LENEC-80-2021-P-risposta-a-Report-29-10-2021.pdf

[15]  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/12/04/eni-e-vietato-raccontare-i-guai-di-descalzi-c/6026177/

[16]  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/12/15/eni-perde-contro-il-fatto-non-fu-una-campagna/6906128/

[17]  https://www.editorialedomani.it/fatti/eni-cdr-assemblea-giornalisti-elb5alk1

[18]  https://www.eni.com/assets/documents/Dichiarazione-Eni-DU-ITA.pdf p. 4-5

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