
Il gruppo di avvocati colombiani José Alvear Restrepo Lawyers Collective (CAJAR), supportato da legali britannici, hanno scritto alle Nazioni Unite per chiedere l’immediata sospensione dei lavori presso la miniera di Cerrejon, nella regione della Colombia settentrionale denominata La Guajira, a causa dell’emergenza umanitaria provocata dalle sue attività.
Cerrejon è una delle più grandi miniere di carbone del mondo, di proprietà delle multinazionali estrattive Glencore, BHP e Anglo American. Tra le numerose utility energetiche che importano polvere nera dal Cerrejon c’è anche l’italiana Enel, come confermato dai vertici societari durante l’assemblea degli azionisti del 2019.
La comunità indigena locale Wayúu sostiene da tempo che la miniera ha contribuito all’inquinamento dell’area. Un ulteriore problema molto serio è legato all’accesso alle risorse idriche, dal momento che Cerrejon impiega fino a 24 milioni di litri d’acqua al giorno per le sue operazioni. Risorse idriche che altrimenti potrebbero essere utilizzate per l’agricoltura di sussistenza e per il consumo privato.
Negli ultimi otto anni sono morti più di 4.700 bambini per malattie che secondo gli attivisti sono legate all’inquinamento causato dalla miniera. La situazione è peggiorata durante la pandemia, poiché gli abitanti non hanno potuto spostarsi dalle loro case per trovare cibo e acqua pulita.
“C’è già una violazione dimostrata dei diritti fondamentali”, ha affermato Monica Feria-Tinta, avvocato di Twenty Essex, tra i promotori della richiesta alle Nazioni Unite. Il relatore speciale dell’ONU può esaminare le prove di una possibile violazione dei diritti umani e chiedere agli Stati membri di eseguire determinate azioni. Le sue conclusioni saranno comunicate anche agli azionisti della società.
La mossa appena intrapresa è solo l’ultima di una lunga serie di contestazioni legali contro la miniera, che hanno prodotto anche una sentenza della Corte Costituzionale colombiana all’inizio del 2020, in cui si attesta che la miniera è fonte di inquinamento.
Tra le prove presentate all’ONU ci sono foto di malattie della pelle e prove di patologie respiratorie nei bambini Wayúu.