
In occasione dell’ultima tornata delle elezioni presidenziali e legislative prevista per oggi in Madagascar, il Collettivo per la Difesa delle Terre Malgasce – TANY ha pubblicato una lettera aperta a tutti i candidati, ribadendo l’appello urgente a impegnarsi per fermare il fenomeno dell’accaparramento di terra che sta sconvolgendo le esistenze di centinaia di famiglie di piccoli allevatori e contadini in tutto il paese.
“Negli ultimi anni”, si legge nella lettera, disponibile qui nella sua versione integrale in francese, “sempre più agricoltori in tutte le regioni del Madagascar vengono espulsi e perdono il diritto a usufruire della terra che hanno utilizzato da generazioni per la sussistenza delle loro famiglie”.
Basandosi sulle testimonianze dirette delle popolazioni colpite, raccolte nel rapporto “Land grabbing in Madagascar: Echoes and testimonies from the field – 2013″ dopo una missione nel paese condotta insieme a Re:Common, il Collettivo TANY chiede con fermezza ai futuri dirigenti del paese “di deviare dal percorso stabilito dai loro predecessori e dare un forte segnale di discontinuità rispetto a un fenomeno che sta contribuendo a far sprofondare la popolazione nella sua attuale situazione di povertà estrema”, malgrado il Madagascar sia un paese ricchissimo in termini di risorse naturali.
“Le attuali leggi malgasce – continua l’appello – favoriscono il soddisfacimento degli interessi degli investitori stranieri e delle elite locali, andando contro gli interessi della popolazione, poiché mettono in concorrenza famiglie malgasce con mezzi limitati con potenti investitori e imprese transnazionali”.
Le alternative ci sono, e vanno perseguite. L’agricoltura familiare, ambientalmente sostenibile e di piccola scala offre occupazione e possibilità di autosostentamento. Dovrebbe inoltre essere sostenuta attraverso investimenti pubblici. Il futuro presidente e il nuovo governo dovrà impegnarsi a mantenere gli agricoltori malgasci sulle loro terre e supportarli per consentire loro di sviluppare colture alimentari per il consumo della popolazione locale e nazionale, evitando che diventino contadini senza terra, lavoratori agricoli spesso stagionali a condizioni precarie, che non fanno che impoverirli ulteriormente.