Lo shopping di Obama a Roma

Obama e Renzi a Roma
Villa Madama, 27 marzo 2014 - Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, con il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama. foto Palazzo Chigi, flickr, licenza CC BY-NC-SA 2.0

[di Antonio Tricarico]

A poco serve la captatio benevolentiae del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama nei confronti del nostro paese in occasione della sua visita di oggi a Roma. Captatio benevolentiae che consiste nell’esaltare il ruolo importante dell’Italia nel Mediterraneo e il rinato protagonismo in Europa del governo Renzi, che può accelerare su varie questioni nel semestre di presidenza Ue a guida italiana a partire dal prossimo primo luglio.

Obama cerca sponde politiche in un contesto europeo diviso e che nutre anche alcuni dubbi sulla leadership statunitense, decisamente in affanno sia in politica estera che interna.

Oltre a questo, l’inquilino della Casa Bianca è a Roma anche per uno shopping di “alto livello”. Non a caso rispunta l’annosa questione degli F35 e la necessità di non tagliare le spese militari, il tutto sulla scia della crisi in Ucraina. Inoltre, di fronte alle resistenze europee nel negoziato dell’accordo di libero scambio tra Usa ed Ue – meglio noto con l’acronimo inglese TTIP – Obama spinge affinché l’Italia giochi un ruolo di spicco nell’accelerare il processo.

In proposito, non bisogna trascurare il fatto che di recente l’esecutivo tedesco si sia impuntato su una questione centrale per il business a stelle e strisce. Berlino ha infatti notificato formalmente a Bruxelles che non vuole più l’inclusione nell’accordo di un meccanismo internazionale di risoluzione delle dispute, che consenta alle corporation americane di citare in giudizio in corti private direttamente gli Stati europei qualora questi cambino le proprie legislazioni ambientali, sociali e sulla salute, provocando così un impatto sui profitti attesi degli investitori esteri.

Sin dal lancio delle trattative, Obama aveva messo in chiaro il suo pensiero: finalmente, con la stretta della crisi economica, l’Ue si è decisa ad aprire il negoziato di libero scambio e gli Usa ne approfitteranno da una posizione di maggiore forza. Oggi Washington cerca partner europei affidabili che indeboliscano la posizione dei pochi leader continentali di peso che hanno ancora voce in capitolo e potrebbero contrastare l’azione statunitense. Si pensi, ad esempio, che la Casa Bianca si rifiuta di rendere oggetto dell’intesa la liberalizzazione dei servizi finanziari, da un lato per proteggere Wall Street, dall’altro per lasciare agli speculatori Usa la possibilità di operare dall’Europa, dove le regolamentazioni sono ancora più lasche che negli Usa.

Così, dietro la retorica dell’amico ritrovato in Italia, gli Usa si muovono per preparare uno “shopping europeo allargato”, prima che sia troppo tardi – vedi interessi cinesi e dei paesi arabi ad investire da noi. L’Italia è un buon terreno di conquista, come insegna il protagonismo finanziario sempre più spiccato di uno dei più grandi fondi di investimenti al mondo, lo statunitense Blackrock.

Probabile che per un opportunismo di breve termine in chiave continentale l’esecutivo Renzi darà sponda alla retorica obamiana, senza indugi. Tra una stretta di mano e un’altra si parlerà anche di chi mettere al vertice di Finmeccanica e Eni, due aziende che gli Stati Uniti da sempre osservano, talvolta anche con sospetto quando queste si muovono su mercati “scomodi” – si pensi alla Russia di Putin. Sarebbe profondamente sbagliato pensare che una ritrovata logica di guerra fredda ci offra oggi l’opportunità di rialzarci con l’aiuto dello zio d’America. Il mondo è cambiato, e gli Usa nell’età argentea pensano a loro stessi senza fare beneficenza a nessuno.

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