
Nel 2019 il Ministero degli affari esteri ha istituito una Cabina di regia denominata “Ambiente e Clima”, preposta alla definizione del posizionamento dell’Italia nell’ambito della prossima COP26, presieduta dal nostro paese insieme al Regno Unito.
La Cabina di regia in questione è coordinata dalla Direzione Generale per la mondializzazione: la stessa DG dove sono incardinati i manager Eni distaccati presso la Farnesina, come rivelato da un’inchiesta di Re:Common, pubblicata da Stefano Vergine sul Il Fatto Quotidiano.
Sul sito della Farnesina non c’è traccia alcuna di questa Cabina di regia, nonostante vi sia un chiaro interesse pubblico riguardo le politiche climatiche del nostro paese, specialmente nell’anno in cui l’Italia ospiterà due vertici importanti come la COP ed il G20.
Per questo abbiamo deciso di presentare una FOIA al Ministero, che l’ha accolta solo parzialmente. Dai documenti ottenuti abbiamo riscontrato che all’ultima riunione della Cabina di regia hanno partecipato ben nove ministeri e consiglieri della Presidenza del consiglio.
Tra i partecipanti c’erano anche rappresentanti delle principali compagnie fossili italiane: tre di Eni, due Saipem, due di Snam ed uno di Enel. Decine di funzionari pubblici, nove esponenti dell’industria fossili, e dalla società civile? Nessun invitato.
Sarebbe interessante sapere di cosa si è discusso durante quella riunione, e nelle prossime. Tuttavia, il Ministero ci ha negato l’accesso ai verbali, in quanto a suo dire ciò rischierebbe di pregiudicare le relazioni dell’Italia con i partners. Beata trasparenza.
A noi sembra che il rischio maggiore sia invece che un organo preposto a coordinare il posizionamento italiano in materia di clima venga “pregiudicato” dagli interessi delle aziende fossili, ben rappresentati al suo interno, senza alcuna controparte.
La presidenza del G20 e della COP 26 accenderà i riflettori sull’Italia e sull’ambizione climatica del governo. Il Regno Unito ha recentemente annunciato lo stop a nuovi investimenti pubblici in progetti fossili all’estero, mossa che mette sotto pressione l’esecutivo italiano.
Di quali interessi terrà contro il governo italiano nell’ambito dei prossimi negoziati sul clima? Quelli di aziende come Eni e Snam, o della tutela del Pianeta e della salute delle persone?
Lo vedremo nei prossimi mesi.