
La rete internazionale Banktrack ha pubblicato questa settimana una lettera siglata da dieci importanti istituti di credito in cui si chiedono dei cambiamenti agli Equator Principles al fine di “imparare la lezione” derivante dal processo di finanziamento al Dakota Access Pipeline Project (DAPL).
Gli Equator Principles sono “sono linee guida internazionali a supporto delle istituzioni finanziarie che si impegnano volontariamente ad applicarle al finanziamento di progetti relativi a grandi infrastrutture e impianti industriali, ad esempio impianti energetici, petrolchimici, miniere, infrastrutture nel campo dei trasporti e delle telecomunicazioni. Le banche che li adottano (Equator Principles Financial Institutions – o EPFIs), e che successivamente li implementano (che al momento sono 90, ndr), si dotano di strutture organizzative e strumenti atti a identificare e gestire il rischio sociale e ambientale connesso ai progetti che considerano per il finanziamento”. Questo quanto si legge sul sito web di Intesa San Paolo, una delle dieci banche (le altre sono ABN Amro, BNP Paribas, BBVA, Credit Agricole, FMO, Intesa Sanpaolo, Natixis, NIBC, Rabobank and Société Générale) firmatarie della lettera, nonché istituzione coinvolta nel caso DAPL in quanto finanziatore.
Nella missiva si chiede che gli Equator Principles siano cambiati lì dove indicano che per progetti in Paesi ad alto redditto (quali gli Usa), il livello di controllo sia inferiore perché il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente è già previsto dalla normativa vigente. Sebbene non sia menzionato esplicitamente, ma il riferimento al caso DAPL è evidente, perché si fa riferimento a “banche aspramente e pubblicamente criticate per aver sostenuto un progetto dove le consultazioni con le popolazioni indigene non prevedevano un consenso previo, libero e informato. Le banche sono state inoltre criticate per non essere riuscite a intervenire con gli sponsor dell’opera in modo da identificare una soluzione che fosse più gradita a tutte le parti in causa”.
Visto l’enorme rischio per la loro reputazione – il DAPL è stato contestato un po’ in tutto il mondo e sono state prese di mira proprio le banche che hanno erogato prestiti per la realizzazione del progetto – gli istituti di credito vogliono darsi delle linee guida più stringenti per evitare altre figuracce globali. Ma basterà emendare gli Equator Principles, che tra l’altro sono su base volontaria?