
[di Luca Manes]
La Banca asiatica di investimenti per le infrastrutture (AIIB), la nuova istituzione multilaterale di sviluppo fortemente voluta dalla Cina, come da mandato da alcuni mesi ha iniziato a finanziare grossi progetti infrastrutturali. Uno dei più significativi e importanti consiste nell’estensione della diga di Tarbela, in Pakistan. L’AIIB ha messo sul piatto 300 milioni di dollari, che insieme ai 390 milioni stanziati dalla Banca mondiale e ai 335 investiti dal governo locale favoriranno un significativo aumento (circa 3mila megawatt) della quantità di energia prodotta.
Tuttavia Tarbela rimane un’opera discussa, soprattutto per un passato contraddistinto da un lungo elenco di criticità, ma anche per alcuni punti controversi legati al progetto attuale. Tra gli anni Sessanta e Novanta, la costruzione di Tarbela e della vicina diga di Ghazi Barotha causò lo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone, per lo più pescatori e contadini. Nella fase di riempimento degli invasi artificiali furono sommersi 120 villaggi. Parliamo quindi di due casi altamente paradigmatici degli impatti provocati dalle grandi dighe, che infatti furono studiati (e criticati) a fondo dalla World Commission on Dams, attiva alla fine dell’ultimo decennio del secolo scorso. Ancora oggi in tanti rivendicano compensazioni di cui non si è mai vista nemmeno l’ombra e denunciano di vivere in condizioni di povertà estrema.
L’AIIB si è impegnata a riservare una parte dei 300 milioni del suo finanziamento a queste persone, ma si teme che i criteri di eleggibilità siano troppo limitati (non tutti, ma solo coloro che avevano precedentemente presentato un ricorso legale). Inoltre si parla già di altre 260 famiglie da reinsadiare. Anche l’affidarsi alla Banca mondiale, principale sponsor del primo progetto di Tarbela, per i piani di gestione degli impatti socio-ambientali, suscita più di una perplessità. La nuova Tarbela sarà senza dubbio un importante banco di prova per l’AIIB, che però già rischia di partire con il piede sbagliato.
Per ulteriori info leggi il rapporto sul caso redatto dall’organizzazione statunitense Bank Information Center: http://www.bankinformationcenter.org/wp-content/uploads/2017/04/Tarbela_case_study.pdf