La partita del gas dell’Unione Europea

tracciato del TAP. Immagine di Genti77, licenza CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

[di Elena Gerebizza]

Il Corridoio Sud del Gas è senza dubbio il più grande progetto infrastrutturale voluto dall’Unione Europea guidata dalla Commissione di Jean-Claude Juncker. Un progetto il cui costo stimato è di 45 miliardi di euro, una cifra spropositata se si pensa alla situazione in cui versano buona parte degli Stati europei, e le cifre sui consumi del gas in calo sempre più costante.

E’ un dato di fatto che le riserve di gas dell’Azerbaigian non siano sufficienti a garantire al progetto di ripagarsi, come neppure a costruire una reale alternativa alle forniture dalla Russia, da cui l’Europa fa comunque fatica ad allontanarsi. Così mentre in Italia il governo forzava la mano per garantire al Trans Adriatic Pipeline (TAP) l’autorizzazione unica, tra fine aprile e inizio maggio una delegazione europea “di alto livello” ha facilitato diversi incontri tra il governo azero e quello del Turkmenistan per discutere proprio della costruzione del gasdotto Trans-Caspian, su cui la Commissione ha aperto un negoziato nel settembre 2012 su mandato degli Stati Membri, senza informare in dettaglio le altre istituzioni europee.

Un negoziato spinoso, da cui finora non sono uscite che dicharazioni di intenti. Ultimo topolino partorito dall’elefante europeo è la dichiarazione di Ashgabat, firmata il primo maggio scorso anche dalla Turchia alla presenza del vice-Commissario per l’energia Sefcovic (https://ec.europa.eu/commission/2014-2019/sefcovic/announcements/ashgabat-declaration_en). Ma se da questo ne uscirà un accordo di investimento reale, e risorse fresche per finanziare un gasdotto di cui si parla da oltre un decennio, questo è un altro discorso. Attorno al tavolo dovrebbero sedere pure la Russia e l’Iran, con cui al momento si stanno giocando altre partite, al fine di chiarire lo status giuridico internazionale dell’utilizzo dei fondali contesi del Mar Caspio su cui poggiare i tubi.

Che in Europa non ci sia una visione unica di cosa significhi “sicurezza energetica” è stato dimostrato dalla clamorosa bocciatura la settimana scorsa di un rapporto sul tema, guidato dai popolari europei. Nel rapporto, che avrebbe avuto valore non vincolante, gruppi di pressione e interessi nazionalistici hanno forzato la mano per includere tutto e il contrario di tutto. Da un lato rigettando la continuazione delle esplorazioni di gas di scisto in territorio UE, e dall’altro provando a rivalutare il nucleare oltre che chiedendo investimenti nell’efficenza energetica. Ma anche forzando la mano con la proposta di costruire un “hub del gas” nel Mediterraneo, con nuovi impianti di liquefazione e di rigassificazione da costruirsi tra l’Italia e altri paesi, e chiedendo una maggiore integrazione del mercato interno, indicando progetti come il Corridoio Sud che invece hanno una forte componente esterna.

Seppure passato in commissione parlamentare, il rapporto è stato bocciato in plenaria a metà giugno, con voti incrociati dei partiti anti-europeisti, dei popolari e dei liberisti, che hanno rafforzato il fronte contrario dei Verdi e del blocco della Sinistra europea. Quanto accaduto è il termometro della grande confusione che l’Europa vive a seguito della non risolta crisi Ucraina, e nella difficile gestione delle relazioni con la Russia.

Se è vero che, come dichiara la Commissione, in Europa si prevede di spendere circa mille miliardi di euro (un trilione, all’inglese) in progetti energetici entro il 2030, sarebbe centrale fare chiarezza sulla direzione ultima di questi investimenti. Perchè se il tema è l’uso politico strumentale che la Russia farebbe degli accordi sul gas, ci sembra che sul fronte europeo diversi paesi abbiano spesso un atteggiamento strumentale e privatistico nella scelta dei progetti che va ben oltre la lor vera necessità. E tutta la narrativa sull’urgenza di avere il Corridoio Sud del gas non fa che dimostrarlo.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici