La mela avvelenata

Apple Campus in Cupertino, foto Dennis Brekke, Flickr, CC BY 2.0

Contributo al tax justice blogging day
[di Antonio Tricarico]

In una mossa inattesa quanto coraggiosa, a fine agosto la Commissione Europea ha richiesto alla multinazionale americana Apple di versare ben 13 miliardi di tasse non pagate negli ultimi anni nell’UE. L’Apple, come altre grandi società dell’high tech e dell’information technology, si è stabilita da decenni in Irlanda poiché nella terra di Joyce il regime fiscale è molto favorevole ai propri investimenti.

L’accusa rivolta alla compagnia di Cupertino è quella di pagare le tasse solo in quel paese e non dove invece l’Apple vende di più i suoi prodotti.

Il governo irlandese ha prontamente annunciato ricorso contro la Commissione, inorgogliendo la stessa Apple, che ha accusato Bruxelles di applicare erroneamente in maniera retroattiva la legge fiscale di altri stati europei. La società fondata dal defunto Steve Jobs ha scritto in una lettera a tutti i clienti europei che “il nocciolo della questione non è quante tasse debba pagare Apple, ma quale Paese debba riscuoterle”.

Almeno su questa domanda concordiamo. Ed infatti ogni multinazionale dovrebbe pagare le tasse dove realizza i profitti, ossia in questo caso dove gli iphone, ipad e quant’altro sono venduti, perché è in questa fase che si realizza l’extra profitto dell’Apple – che, ricordiamo, dispone di una liquidità superiore ai 100 miliardi di dollari! Per i manager della “mela”, invece, è la ricerca e sviluppo, localizzata in California e in parte in Irlanda, che crea i veri profitti. Da questo la necessità di pagare le tasse solo negli Usa e nell’isola verde d’Europa.

In questo frangente la Commissione europea ha senza dubbio mostrato molto coraggio, sfidando le stesse autorità Usa a fare molto di più a casa propria. Rimane da vedere se resisterà alle seduzioni della mela e soprattutto alle pressioni politiche di governi europei che contano. Lascia sbalordita, ad esempio, la reazione critica da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel, che erroneamente parla di richiesta retroattiva di tasse non pagate, come se si stesse cambiando la legge irlandese. Ma quando Equitalia chiede a noi poveri mortali di versare qualche decina di euro per un balzello mal calcolato dovremmo allora parlare di ingiusta richiesta retroattiva? Un segnale davvero preoccupante, che mostra come il populismo e la lobby delle multinazionali “campioni nazionali” non sia solo una prerogativa dell’estrema destra.

Quello dell’Apple è davvero un caso cruciale, il cui esito potrebbe davvero aprire o chiudere scenari inediti per un’autentica riforma del sistema fiscale in Europa, dovuta da decenni. Nel frattempo è legittimo chiedersi perché la società più “cool” e giovane del mondo non accetti la sfida e pubblichi i suoi bilanci in maniera disaggregata paese per paese. Così capiremmo quante tasse questa paga in ogni singolo stato, europeo e non. Facile scrivere un post ai clienti con l’ultimo iphone, più difficile raccontare nel dettaglio la verità con un noioso, complesso foglio excel vecchio stile che riveli una volta per tutte la verità.

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