
Il nuovo pacchetto di misure fiscali dell’Unione europea contiene una forte indicazione su come la sua banca di sviluppo, la Banca europea per gli investimenti (BEI), debba relazionarsi con lo spinoso tema dei paradisi fiscali. Il tutto partendo da un importante presupposto: è la stessa legislazione dell’UE a proibire di investire denaro pubblico in società private di paesi al di fuori dei confini comunitari che non rispettano gli standard internazionali di trasparenza fiscale.
Nel documento della Commissione si chiede alla BEI di “introdurre il criterio di good governance nei contratti siglati con tutti gli intermediari finanziari con cui si relaziona”, riconoscendo inoltre come in passato sono stati commessi degli errori, ovvero si è puntato su progetti che prevedevano accordi fiscali particolarmente complessi “fatti passare” tramite paradisi fiscali.
Insomma, la Commissione ha dato più di una bacchettata all’operato della BEI, imponendo all’istituzione degli standard più stringenti lì dove prima c’era un certo lassismo, per usare un velato eufemismo. Ora la BEI non ha più scuse, specialmente in un momento di accresciuta attenzione sul tema dell’elusione ed evasione fiscale e sull’utilizzo “perverso” dei paradisi fiscali.
Per approfondire il tema: http://www.counter-balance.org/fight-tax-havens-start-with-the-european-investment-bank-argues-new-report/