
La Commissione europea rifiuta di investigare la frode e la corruzione nel Passante di Mestre, ma considera come rifinanziare il presunto debito “corrotto” dell’opera.
Il 22 gennaio 2014 Re:Common, Opzione Zero e Counter Balance hanno presentato un ricorso all’Ufficio europeo per la lotta anti-frode (OLAF) (leggi e scarica qui il ricorso) riguardo alla presunta corruzione da parte di alcune imprese italiane nel progetto del Passante di Mestre, in parte finanziato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI). La stessa Banca europea per gli investimenti sta infatti considerando la possibilità di facilitare il rifinanziamento del debito generato dalla società del progetto.
Il 19 marzo 2014, dopo 56 giorni di indagine preliminare per capire se istruire una indagine a tutti gli effetti sul caso (una sorta di record, visto che di norma per gestire queste pratiche così delicate ci vuole più tempo), l’OLAF ha comunicato ai ricorrenti, che “non si è potuto stabilire alcun legame tra le accuse di frode fiscale attualmente sotto indagine da parte delle autorità inquirenti nazionali e il progetto finanziato dalla BEI” (Leggi e scarica qui la risposta dell’OLAF). Per informazione gli attuali vertici dell’OLAF – direttore generale e suo assistente con supervisione su tutte le indagini – sono italiani.
Il 5 dicembre 2013, Piergiorgio Baita, amministratore delegato della società Mantovani SpA, sub-contractor nel progetto, già arrestato nel febbraio 2013, ha patteggiato la pena di frode fiscale. Sempre a dicembre, la Mantovani SpA ha versato all’Agenzia delle Entrate “circa 6 milioni di euro per sanare la maxi evasione fiscale realizzata attraverso l’emissione di fatture false” nell’ambito del progetto (Fonte Gazzettino di Venezia).

La stessa società è coinvolta nello scandalo MOSE, finanziato anche questo dalla BEI con più di un miliardo di euro, a cui è collegata la stessa indagine sul Passante di Mestre. Per ammissione delle autorità inquirenti di Venezia le indagini sul MOSE ed il Passante di Mestre erano in corso sin dal 2010.
La notizia delle indagini è su tutti i giornali, eppure né l’OLAF né la BEI hanno ritenuto ci fossero “sufficienti elementi” per allertarsi. Oggi la stessa BEI ritiene che rifinanziare il debito generato dal Passante – forse anche con le fatture false o gonfiate della Mantovani – non sia un problema, anzi. Questo debito andrebbe venduto proprio come investimento “sicuro” a fondi pensione, investitori privati, banche… La conferma ci è arrivata solo qualche giorno fa proprio dalla BEI (Leggi e scarica qui la lettera della BEI), a cui avevamo scritto lunedì scorso (ecco la lettera scritta alla BEI). Ai posteri l’ardua sentenza.