La Colombia si mobilita contro vecchi e nuovi colonialismi

No alla diga di El QUimbo - Colombia (foto C. Amicucci/Re:Common)
No alla diga di El Quimbo - Colombia (foto C. Amicucci/Re:Common)

[di Caterina Amicucci]

Si chiama El Quimbo. È la mega diga che l’Enel ha ereditato in Colombia nella regione di Huila dalla sua controllata Endesa e che, una volta realizzata, farà sì che circa 13 mila  persone perdano casa, lavoro e sicurezza alimentare. Il bacino della diga prevede infatti l’inondazione di 8.300 ettari di terra, dei quali più di cinquemila di terre produttive e ottocento di foresta amazzonica. Che governo e impresa non sanno come rimpiazzare.

Ma le popolazioni locali non ci stanno e sono da mesi in fase di mobilitazione permanente. Un appuntamento importante era quello del 12 ottobre, anniversario della “scoperta” dell’America, un tradizionale giorno di lotta per i popoli indigeni latinoamericani. Quest’anno, inoltre, in Colombia la ricorrenza è arrivata alla fine di un lunghissimo sciopero agricolo, che ha visto scendere in piazza uniti, per la prima volta dopo quasi tre decenni, contadini e indigeni.

Con i governi di Uribe e Santos il paese è entrato in una fase neoliberista ancora più aggressiva. Accanto ad un’economia basata sull’ideologia della “locomotiva minerario-energetica”, ovvero sull’estrazione e sullo sfruttamento totale del patrimonio naturale del paese, ci sono le derive aberranti del Trattato di Libero commercio delle Americhe. Una recente legge ha reso illegali le sementi riprodotte dai contadini e ne ha ordinato il sequestro e la distruzione. Un evento che ha provocato un reazione indignata anche da parte delle classi medie cittadine, con proteste a Bogotà.

I 60 giorni di sciopero agricolo hanno scatenato una violenta repressione del governo con un bilancio pesantissimo: 12 morti e centinaia tra feriti, arrestati, torturati e desaparecidos. Sullo sfondo il dialogo di pace dell’Havana tra la guerriglia delle FARC e l’esecutivo, che molto difficilmente produrrà avanzamenti significativi per la popolazione rurale, in quanto il modello economico del paese non è oggetto di discussione, ovvero anche a pace raggiunta la Colombia resterà comunque nelle mani delle multinazionali. Fra queste c’è per l’appunto anche l‘ENEL, sul “banco degli imputati” per il caso di El Quimbo.

Contadini e pescatori si sono da tempo riuniti nella rete Asoquimbo per cercare di difendere la terra, il lavoro e la pesca artigianale che contribuiscono alla sicurezza alimentare e al benessere delle piccole comunità che vivono lungo il Rio Maddalena, il fiume più importante del paese. Molti di loro sono stati sgomberati dalle loro case con esercito e ruspe, sono ritornati a occupare le terre e di nuovo cacciati poche settimane fa.

Asoquimbo chiede con forza che nella zona venga fermato il progetto, ormai in fase avanzata ma non irreversibile di costruzione, e venga istituita una Riserva Agricola Contadina, un istituto giuridico previsto nell’ordinamento colombiano e implementato solo in quattro casi a livello nazionale, soprattutto grazie a una forte mobilitazione sociale. In occasione della ricorrenza del 12 ottobre è stato organizzato all’Università Surcolombiana di Neiva il primo incontro internazionale sul modello estrattivista ed energetico che ha visto la partecipazione di una delegazione italiana delle reti StopENEL e del Forum dei Movimenti per l’Acqua.

L’incontro si è concluso con una marcia lungo il fiume Maddalena, primo evento di una settimana che vedrà gli indigeni mobilitarsi in tutto il paese. La delegazione si inseriva nell’ambito delle azioni organizzate in tutta Italia da comitati e movimenti proprio a sottolineare come la colonizzazione che subiscono i territori in tutto il mondo, attraverso scelte imposte alla comunità che distruggono il territorio con il solo fine di generare profitti privati, sia oggi una dinamica sempre più comune.

Nel nostro paese la giornata di sabato è stata segnata da decine di iniziative per l’acqua pubblica, contro discariche e inceneritori, contro la speculazione e il consumo di suolo e di azione di riappropriazione di edifici abbandonati per dare una risposta concreta all’emergenza abitativa. Azioni coordinate sotto l’hastag #ribelli (www.ribelli.org), una provocatoria risposta alla campagna pubblicitaria di ENEL #guerrieri, che ha offerto il fianco ad un attacco frontale al modello energetico dell’impresa operato con i social network.

D’altra parte producendo 8000 megawatt con il carbone in Italia, costruendo dighe in Patagonia, abbassando di 200 metri la falda acquifera con la geotermia sull’Amiata, cacciando i contadini colombiani dalle proprie terre, non è difficile capire i veri “guerrieri” contemporanei da che parte stanno.

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