La BP e la questione Crimea

Crimea
Crimea, wikipedia

La primavera è la stagione delle assemblee degli azionisti delle grandi compagnie italiane e internazionali. In attesa di capire che cosa cambierà ai vertici delle due principali aziende energetiche nostrane, Enel ed Eni, a Londra la britannica BP si prepara a tenere il suo meeting annuale, in programma giovedì, all’insegna delle polemiche e delle preoccupazioni. La British Petroleum, infatti, ha da poco acquistato il 20 per cento della Rosneft, ovvero la principale oil corporation russa.

Di questi tempi, con l’annessione della Crimea alla Russia e la grande instabilità politica in Ucraina, la cosa risulta alquanto controversa, specialmente perché da più parti si alzano voci per chiedere il delisting della stessa Rosneft dalla borsa di Londra.

La BP per il momento non ha evidenziato in alcun modo la volontà di cedere le sue quote, ma esiste anche il rischio concreto che queste possano essere espropriate per decreto dal presidente Vladimir Putin. Una risposta “muscolare” della Russia alle sanzioni ricevute dal blocco occidentale, che per il momento ha anche sospeso Mosca dal G8.

Inoltre all’assemblea degli azionisti avrà anche altre “gatte da pelare”, in primis i pesanti strascichi dell’incidente della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Per ora il “conto” pagato dall’impresa britannica per riparare i danni causati dal disastro ammonterebbe a oltre 40 miliardi di dollari, cui se ne potrebbero aggiungere altri 20 qualora il Dipartimento di Giustizia a stelle e strisce dovesse riscontrare ulteriori responsabilità imputabili alla compagnia.

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