
La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) nei giorni scorsi ha confermato in maniera ufficiale che non finanzierà la centrale a carbone da 750 megawatt di Kolubara B, nei pressi di Belgrado. La richiesta di sostegno era stata intavolata dalla compagnia energetica serba Elektroprivreda Srbija, promotrice del progetto insieme all’italiana Edison.
La decisione è coerente con la nuova politica energetica di cui l’istituzione si sta dotando, nella quale sono previste regole più stringenti e una maggiore considerazione delle conseguenze socio-ambientali delle opere che finanzia.
Sebbene la BERS non intenda eliminare i progetti a carbone da quelli previsti nel suo portafoglio – come hanno invece fatto di recente la Banca mondiale e la Banca europea per gli investimenti – è evidente che una forte pressione da parte delle comunità locali impattate dai progetti e dalle organizzazioni della società civile potrebbe portare a risoluzioni come quella prevista per il caso Kolubara. Contro la realizzazione della centrale vicino alla capitale serba, infatti, c’è da tempo una forte mobilitazione.
L’attivista Zvezdan Kalmar, del gruppo ambientalista CEKOR, si è detto convinto che il ritiro delle BERS costituisce “la pietra tombale sul progetto, e per questa ragione anche l’Edison si dovrebbe sfilare al più presto possibile”.