Iraq, una diga come strumento di guerra

Haditha Dam, Public domain. Wikimedia commons

Dall’Iraq, ormai teatro di una sanguinosa guerra civile, giunge l’ennesima notizia molto inquietante: i responsabili dell’esercito starebbero valutando seriamente la possibilità di aprire le cataratte della diga di Haditha sull’Eufrate, in modo da bloccare l’impetuosa avanzata delle forze dell’ISIL (lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante).

La conferma sembrerebbe arrivare anche da un articolo del New York Times. La testata a stelle a strisce, infatti, riferisce che i combattenti dell’ISIL si trovano ormai nei pressi dello sbarramento, a circa 200 chilometri da Baghdad. L’impianto idroelettrico è il secondo più grande del Paese. In aprile proprio gli esponenti dell’ISIL avevano spalancato le chiuse di un’altra diga in prossimità di Falluja e non è da escluderle che possano fare lo stesso una volta raggiunta Haditha.

Al di là di chi procederà con le operazioni di rilascio delle acque, è certo che il susseguente allagamento provocherà danni ai villaggi e alle città site nei pressi dello sbarramento. A subire i nefasti effetti di questa situazione saranno quindi civili inermi, già fiaccati da anni di guerra.

“Nel corso dei secoli le dighe sono state usate come armi di distruzione di massa”, ha affermato il direttore della Ong statunitense International Rivers Peter Bosshard. “Nella prima guerra dell’acqua mai registrata, oltre 4.500 anni fa, l’esercito della città-stato sumera di Umma ha prosciugato i canali di irrigazione contro i nemici di Lagash, nell’attuale Iraq, non lontano proprio dalla diga di Haditha. Nel caso tremendo, nel 1937 l’esercito di Chian Kai Shek ha distrutto gli argini del Fiume Giallo per rallentare l’avanzata dei giapponesi, inondando così centinaia di migliaia di chilometri quadrati di terra e uccidendo almeno 800mila persone”, ha aggiunto Bosshard.

Ora si attendono sviluppi, in un contesto sempre più confuso e fonte di preoccupazioni per l’intera comunità internazionale.

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