Inizia il procedimento amministrativo di ReCommon e Greenpeace Italia sul progetto CCS Pianura Padana 

Roma, 8 ottobre 2026 – Si è tenuta nella giornata di ieri l’udienza davanti alla terza sezione del TAR del Lazio per il ricorso presentato da ReCommon e Greenpeace Italia per chiedere l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 30 gennaio scorso di valutazione positiva di impatto ambientale relativa al progetto di sviluppo delle infrastrutture del “CCS Pianura Padana” presentato da Snam. Le due associazioni contestano in particolare il frazionamento dell’opera, da una parte il gasdotto e dall’altra il deposito della CO2, approfittando così di un iter autorizzativo più “agile” che impedisce la valutazione degli impatti complessivi del progetto. Il tutto con potenziali effetti negativi sull’ambiente e sul paesaggio dei fragili territori costieri e delle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo, oltreché dell’Alto Adriatico, sottoposte alla tutela dei due parchi regionali del Delta del Po e considerate dall’UE zona speciale di conservazione. 

L’udienza ha permesso circa 30 minuti di dibattimento in cui le parti hanno approfondito i motivi del ricorso, con particolare riferimento alle censure di violazione delle norme del Piano paesaggistico regionale dell’Emilia Romagna e della carente valutazione rischi del progetto anche in relazione ai profili sismici, di subsidenza ed idraulici.

Ora si dovrà attendere il deposito della sentenza, previsto entro un termine di circa un mese.

“CCS Pianura Padana” consiste nei primi cento chilometri di infrastrutture e gasdotti su terra per il potenziamento del già avviato progetto “Ravenna CCS”, la cui fase di sperimentazione ha dato esiti che sono stati secretati, a sua volta pietra angolare del “CCS Integrato Callisto”, che vedrebbe anche il coinvolgimento della Francia. Obiettivo finale dell’intera opera è quello di stoccare fino a 4 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030 – con lo sviluppo del progetto Ravenna CCS Fase 2, al momento in fase di valutazione di impatto ambientale – e fino a 16 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno entro il 2050 nei diversi giacimenti esausti di idrocarburi a largo di Ravenna, e sviluppare la rete delle infrastrutture necessarie a costruire un mercato della CO₂ nel Mediterraneo. Snam prevede di investire 800 milioni di euro nel progetto Ravenna CCS, che comprende sia le infrastrutture su terra del CCS Pianura Padana che quelle in joint venture con Eni relative allo stoccaggio di CO2.

«L’udienza ha rappresentato un’importante occasione per sottoporre all’attenzione del TAR le numerose criticità che, a nostro avviso, caratterizzano la valutazione ambientale del progetto», dichiarano gli avvocati Matteo Ceruti e Luca Maria Brigida. «In particolare, abbiamo evidenziato come un’opera di tale portata richieda una valutazione rigorosa e complessiva dei suoi impatti, che non può prescindere dall’esame dei rischi ambientali e paesaggistici né essere rinviata alle successive fasi realizzative. Attendiamo ora la decisione del Tribunale, confidando che venga riconosciuta la necessità di garantire una tutela effettiva dei territori interessati» hanno concluso gli avvocati.

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