Il progetto della centrale nucleare di Kaliningrad finisce nel cassetto

Manifestazione contro il nucleare a Kaliningrad (Foto L. Tommasini)
Manifestazione contro il nucleare a Kaliningrad (Foto L. Tommasini)

Le autorità russe non hanno ancora fornito nessuna conferma ufficiale, però che i lavori di realizzazione della centrale nucleare nell’enclave sul Mar Baltico di Kaliningrad siano stati bloccati sine die sembra ormai il segreto di Pulcinella. Le due principali compagnie fornitrici di materiali per la costruzione dell’impianto hanno infatti ammesso che è tutto fermo, tanto che negli ultimi giorni le agenzie di stampa Reuters e Interfax hanno rilanciato la notizia.

Il perché del ripensamento è presto detto: la Rosatom, l’azienda nucleare russa ancora di proprietà dello Stato, non è riuscita ad attrarre i capitali stranieri necessari per l’opera (due reattori in grado di produrre 1.200 megawatt di energia). L’interessamento di diverse società dell’Europa occidentale, tra cui l’Enel, non si è evidentemente concretizzato, se non in maniera troppo parziale per le esigenze della Rosatom.

Val la pena rammentare che negli ultimi anni Re:Common (e in precedenza la CRBM) hanno facilitato la presenza all’assemblea degli azionisti dell’Enel di esponenti dell’associazione ambientalista russa Eco Defense proprio per chiedere alla corporation energetica italiana – già “sostenitrice” dell’atomo in Slovacchia e Romania – quali fossero le sue intenzioni in merito a Kaliningrad. Ora ovviamente gli attivisti di Eco Defense e buona parte della popolazione locale fanno festa per lo scampato pericolo nucleare.

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