
[di Luca Manes]
Oggi all’Expo di Milano si incontrano due “vecchi amici”: il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. Visti gli scandali pre-evento e le incertezze attuali sul successo (o insuccesso) dell’Expo, in primis legate alle reali presenze dei visitatori, si può affermare che almeno i soldi spesi per l’esposizione universale nel capoluogo lombardo sono serviti a favorire relazioni politiche di alto livello. Solo un mese fa dalla stesa Expo è passato anche il presidente russo Vladimir Putin, che ha approfittato per parlare anche con i vertici di Eni, Enel e Finmeccanica.
L’Expo come vetrina quindi, soprattutto per governi autoritari che puntano ai riconoscimenti del grande pubblico, ma non solo. Non che ci fosse bisogno di cementare troppo l’intesa tra il nostro governo e quello di Baku. Quella era già molto soddisfacente.
Specie dopo l’approvazione – con annessa forzatura – da parte di Palazzo Chigi del progetto TAP (Trans Adriatic Pipeline), avvenuta lo scorso aprile, che dovrebbe portare il gas azero fino alle coste salentine, la relazione va proprio a gonfie vele. Sì, è vero, c’è il problemino dei diritti umani, come sottolinea anche Amnesty International con un appello rivolto a Renzi, ma il nostro premier-rottamatore non sembra farsene troppo un cruccio. Per l’esecutivo italiano è molto più importante fare del nostro Paese l’hub europeo del gas, risorsa che noi consumiamo sempre di meno (-20% negli ultimi 10 anni), ma che l’Europa e i mercati finanziari ci chiedono di veicolare nei quattro angoli dell’Unione.
E poi dall’Azerbaigian arriva già altro. Tanto per capirci, è il Paese al mondo che fornisce più petrolio all’Italia. Noi compriamo da Baku il 17,1% dell’oro nero necessario per il nostro fabbisogno nazionale. Il petrolio arriva in buona parte dai giacimenti offshore di Azeri-Chirag-Guneshli (gli ultimi dati ufficiali azeri parlano di 7,33 miliardi di barili), che da solo conta per il 70% delle riserve di greggio e il 75% della produzione dell’Azerbaigian. Qualche altra cifra: l’Italia è il primo partner commerciale del paese, dal momento che assorbe circa il 20% delle esportazioni azere. L’interscambio commerciale tra i due paesi è fortemente influenzato dal peso delle importazioni di idrocarburi, che costituiscono oltre il 90% dei 5,4 miliardi di import dall’Azerbaijan nel 2014. Le esportazioni italiane verso il Paese sono state invece pari a circa 595 milioni di euro, costituite in gran parte da meccanica strumentale, mobili e moda. Le aziende più attive sono la Saipem e, in misura minore, Finmeccanica.
Insomma, l’amico azero va coccolato, ve presentato bene, e gli vanno perdonati tutti peccatucci commessi, che evidentemente per Renzi sono molto veniali…
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