Lo scorso 11 settembre, Reuters ha rivelato che QatarEnergy, principale azienda petrolifera e del gas statale di Doha, sta trattando con vari produttori statunitensi contratti pluriennali di gas naturale liquefatto (GNL) fino al 2031. Due delle tre fonti dell’agenzia indicano tra gli interlocutori Venture Global, Cheniere e Woodside; il braccio di trading della compagnia qatariota cerca tra i due e i tre milioni di tonnellate l’anno. In precedenza QatarEnergy aveva acquistato decine di carichi americani sul mercato spot(a breve termine), mentre adesso punta a contratti di lungo periodo. Il secondo esportatore di GNL del mondo, il Qatar, si mette così in fila per comprare dal primo, gli Usa.

Il motivo è noto. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz, a marzo QatarEnergy ha fermato la produzione, e il 18 marzo i missili iraniani hanno colpito Ras Laffan, la principale zona industriale del Qatar per la produzione e l’esportazione di gas naturale liquefatto. Due dei quattordici treni di liquefazione e un impianto gas-to-liquids (GTL) hanno subito danni, per 12,8 milioni di tonnellate l’anno, circa il 17% della capacità di esportazione del Qatar. A New York, il 20 settembre, l’amministratore delegato Saad al-Kaabi ha spiegato che riparare i due treni richiederà tre anni, mentre l’impianto GTL dovrebbe tornare in funzione nel primo trimestre del 2027. Dallo scorso marzo, QatarEnergy ha notificato ai propri clienti l’impossibilità di adempiere ai propri impegni causa “forza maggiore”. Fino a fine agosto il Qatar aveva esportato appena 18 carichi di GNL, a fronte dei 509 dello stesso periodo dell’anno precedente.
A riempire il vuoto sono gli Stati Uniti. Nel primo trimestre del 2026, secondo il think tank indipendente statunitense IEEFA, il 63% del GNL importato dall’Europa è arrivato da lì, e sull’intero anno la quota salirà a due terzi; entro il 2028 potrebbe toccare l’80% delle importazioni di GNL dell’Unione. IEEFA prevede che quest’anno gli Stati Uniti supereranno la Norvegia come primo fornitore di gas dell’Europa, ed è, in media, il gas più caro per gli acquirenti europei.
Questa è la storia che si racconta da mesi: l’Europa sostituisce il gas qatariota con quello americano. Quello che non si racconta è che anche il Qatar sta facendo lo stesso.
A Sabine Pass, in Texas, sorge l’impianto di liquefazione Golden Pass da circa 18 milioni di tonnellate l’anno a regime, posseduto al 70% da QatarEnergy e al 30% da ExxonMobil. La decisione finale di investimento risale al 2019, per oltre dieci miliardi di dollari, più di otto dei quali messi dal Qatar. I due soci l’hanno finanziato con i propri bilanci, senza contratti di vendita già firmati. Il primo GNL è stato prodotto da Golden Pass lo scorso 30 marzo, mentre la prima nave è stata caricata il 22 aprile. L’ad di QatarEnergy al-Kaabi ha affermato che il secondo e il terzo treno saranno pienamente operativi nel 2027. Come si può immaginare visto l’assetto societario, a QatarEnergy Trading spetta il 70% della produzione.
In Italia, al largo di Porto Levante, nel Rodigino, il terminale Adriatic LNG riceve dal 2009 il GNL destinato a Edison nell’ambito del contratto venticinquennale con Qatar Energy: 6,4 miliardi di metri cubi l’anno, circa il 10% dei consumi italiani, e oltre quattro quinti del portafoglio GNL di lungo periodo di Edison. Quel contratto è sotto forza maggiore da aprile. Il 28 settembre Edison ha comunicato che QatarEnergy cancellerà altri sei carichi: le consegne mancate salgono così a 35, e fino all’inizio di dicembre non arriverà nulla.
Fin da aprile Edison ha detto di stare sostituendo quei volumi soprattutto con GNL statunitense; al 30 giugno aveva rimpiazzato 14 dei 21 carichi cancellati fino ad allora. I numeri del terminal lo dimostrano: nel primo semestre ad Adriatic LNG sono arrivate 41 metaniere, 28 dagli Stati Uniti e 13 dal Qatar, a detta della stessa Edison. Su scala nazionale, secondo i dati Snam, dei 113 carichi di GNL arrivati in Italia tra gennaio e giugno 70 venivano dagli Stati Uniti, il 62%, contro il 47% dello stesso periodo del 2025.
Reuters scriveva ad aprile che da giugno i carichi di Golden Pass avrebbero cominciato ad arrivare ad Adriatic LNG. Il primo carico di Golden Pass di cui si è avuta notizia in Italia è sbarcato a luglio a Piombino, al rigassificatore di Snam, che ne ha confermato la provenienza: stando a Shipping Italy, QatarEnergy ha usato uno slot previsto per un carico di altra origine, nell’ambito di un contratto di lungo periodo.
Così il cerchio si chiude. Il gas che il Qatar non riesce a far uscire dal Golfo viene consegnato all’Italia sotto forma di quello che produce in Texas. Una normale dinamica di mercato, che però manda in pezzi la parola su cui si regge tutta la retorica italiana degli ultimi quattro anni, la diversificazione.
Diversificare significa che l’interruzione di una fornitura non mette in crisi il sistema. Sul GNL è accaduto l’opposto: in pochi mesi gli arrivi italiani si sono spostati verso un unico fornitore alternativo per effetto di un singolo evento in un singolo paese. Inoltre quel fornitore è anche il più caro e a sua volta rifornisce il fornitore “in sospeso”. L’esposizione geopolitica non è stata ridotta, ma cambiata di indirizzo e concentrata. Nell’accordo commerciale con Washington, nel luglio 2025, l’Unione europea si era impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia americana in tre anni.. Diversi analisti l’avevano definito irrealizzabile ma ciò che un accordo commerciale poteva difficilmente raggiungere la guerra lo sta ottenendo per via di mercato. Il GNL statunitense si sta prendendo la quota di mercato europea che la diplomazia commerciale non era riuscita a procurargli, con prezzi più che raddoppiati per chi compra. Il Qatar, che di quella quota era il concorrente, oggi la alimenta, con gli acquisti dai produttori americani e con il proprio impianto in Texas.
A luglio, l’Italia è diventata il primo importatore di GNL d’Europa. Il gas che arriva nei suoi terminal proviene sempre più da un solo paese, quello che lo vende più caro. E quando arriva dal Qatar, ormai, proviene dal Texas.