
[di Antonio Tricarico ]
Roma, 23 giugno 2015 – Agli Stati generali sul clima ieri il Premier Matteo Renzi ha individuato nel carbone un nemico dell’Italia. Certo, è positivo che finalmente il combustibile fossile più inquinante sia stato riconosciuto con chiarezza come il problema numero uno – per il clima, ma aggiungiamo anche per tutto l’ambiente e la salute dei cittadini – sebbene il Premier non faccia lo stesso discorso per petrolio e gas. Allora viene da chiedersi quale sia la strategia di Palazzo Chigi per rottamare subito almeno questo nemico e presentarsi un po’ più puliti al vertice sul clima di fine anno a Parigi. La domanda ieri è caduta nel vuoto e a ben guardare alcune posizioni tenute recentemente proprio dall’esecutivo non lasciano ben sperare che, al netto di parole e tweet, qualcosa possa cambiare.
L’annosa vicenda dell’impianto a carbone di Vado Ligure parla chiaro. La centrale è stata sequestrata da più di un anno dalla magistratura, che proprio qualche giorno fa ha chiuso le indagini su 86 tra manager ed amministratori con avanzando l’accusa di disastro ambientale e omicidio colposo plurimo di più di 400 cittadini deceduti per tumore tra il 2000 e il 2007 nell’area dell’impianto. Ci si augura che il Gip di Savona proceda con il rinvio a giudizio a breve. L’azione giudiziaria è stata fino a oggi un precedente unico e un atto di coraggio finalmente da parte della magistratura che ha guardato con professionalità e attenzione dentro una delle tante tragedie del carbone in Italia – si pensi anche a Civitavecchia, Brindisi o La Spezia, solo per menzionarne alcune. Ma Palazzo Chigi in questa vicenda, pressato dalle imprese in difficoltà e dai sindacati, ha per mesi confabulato sulla possibilità di aggirare per legge la chiusura dell’impianto – come avvenuto nel caso Ilva di Taranto. Per fortuna non è ancora intervenuto nessuno sull’operato della magistratura, seppur la regione Liguria ci avesse provato goffamente, promuovendo il rinnovo dell’autorizzazione integrale ambientale per il presunto impianto killer di Vado. Così Renzi tentenna e ascolta più le lobby che i cittadini, tollerando il nemico nero che potrebbe continuare a uccidere.
Ancora più subdola la posizione dell’esecutivo a livello internazionale. Nonostante Francia e Regno Unito si siano posizionati ad inizio anno a favore della fine dei sussidi pubblici per la costruzione di nuovi impianti a carbone all’estero – soprattutto per quel che concerne la concessione di crediti e garanzie all’esportazione da parte di agenzie nazionali con un mandato pubblico, come l’italiana SACE – Renzi ha preferito rimanere in silenzio. Dietro le quinte l’amministrazione italiana nel negoziato in sede Ocse per l’abolizione di questi sussidi si è accodata alla posizione della Germania, paese virtuoso sulle energie rinnovabili ma che poi contraddittoriamente utilizza ancora tanto carbone a casa propria e lo promuove nel mondo. Eppure sono state poche le operazioni italiane nel mondo per la promozione del carbone che hanno beneficiato dell’aiuto pubblico negli ultimi anni.
Viene spontaneo allora chiedersi perché il nostro premier decisionista non faccia quel che dice e combatta il nemico numero uno del clima. Una lotta che richiederebbe non troppo sforzo, molta coerenza e troverebbe molti consensi nella società italiana e non solo. Forse che la spinta rottamatrice del giovane Renzi sia andata in fumo alle prime pressioni delle lobby? Il tempo stringe e il governo deve dire qualcosa di chiaro almeno su questi due dossier, pena la complicità con il nemico che ha in casa.