Guatemala, tornano i fantasmi di un tragico passato?

Rios Montt
Ríos Montt

In Guatemala si è aperto proprio in questi giorni lo storico processo per genocidio e crimini di lesa umanità a carico dell’ex presidente Efraín Ríos Montt, 86 anni, (al potere fra il 23 marzo 1982 e l’8 agosto 1983), e il suo responsabile della temuta Direzione di intelligence dell’esercito José Mauricio Rodríguez Sánchez, 68 anni.

I due militari devono rispondere ufficialmente del massacro di 1771 indigeni, che l’esercito considerava “nemici interni” e che furono perseguiti nell’intero arco dei 36 anni della guerra civile (1960-1996), conclusa con almeno 200.000 morti accertati e migliaia di desaparecidos.

Purtroppo la violenza non è solo un triste ricordo degli anni della dittatura. Nelle ultime settimane si sono registrati assassinii di dirigenti sindacali e di esponenti delle comunità indigene, che chiedono quindi di “serrare la fila” e denunciare non solo questi episodi, ma anche la linea del governo, improntata sulla repressione del dissenso.

Il presidente in carica Otto Pérez Molina, infatti, di recente ha dichiarato pubblicamente che “alcuni ambientalisti sono pienamente identificati e controllati”, di fatto confermando l’esistenza di liste nere di attivisti, la cui unica colpa è difendere le terre e i diritti delle popolazioni indigene. Per far sì che non si ripetano i drammi del passato.

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