Greenpeace Italia e ReCommon: «Grave intimidazione di ENI ieri su RAI 3 durante la trasmissione “Petrolio”, intervenga la Commissione di vigilanza RAI»

ROMA, 28.02.24 – «La censura preventiva messa in campo ieri da ENI in prima serata durante la trasmissione di RAI 3 “Petrolio”, con la lettura di un comunicato dai toni durissimi e intimidatori nei confronti della redazione, che ha impedito un dibattito sulle sue responsabilità per la crisi climatica, e sulla causa che come Greenpeace Italia e ReCommon abbiamo intentato nei suoi confronti per gli impatti delle sue attività sul clima, è di una inaudita gravità. Chiediamo che intervenga la Commissione di vigilanza RAI per appurare cosa è successo e se, come sembrerebbe, ci sono state pressioni indebite da parte di un’azienda controllata dallo Stato su una trasmissione del servizio pubblico, tali da impedire un livello di informazione completo e trasparente». 

Così Greenpeace Italia e ReCommon commentano quanto successo durante l’ultima puntata del programma condotto da Duilio Giammaria, incentrata su un’inchiesta sulla consapevolezza da parte della compagnia statunitense dell’oil&gas EXXON, a partire dagli anni Settanta, dei danni inferti al clima del pianeta dallo sfruttamento delle fonti fossili. Nei mesi scorsi Greenpeace Italia e ReCommon hanno dimostrato, con il report “ENI sapeva”, come anche l’azienda petrolifera italiana possa essere inserita nel novero di quei colossi energetici che conoscevano già decenni fa i danni che il loro business avrebbe causato al clima terrestre, ma che hanno deciso di ignorare questi allarmi, continuando a sfruttare le fonti fossili nonostante siano la maggiore causa di accumulo di anidride carbonica in atmosfera. 

ENI, in maniera preventiva, ha inviato una nota, letta dal conduttore, in cui ha spiegato di aver declinato l’invito a partecipare al dibattito programmato, poiché la trasmissione – andata in onda in diretta – avrebbe preso la strada di “un atto di accusa pregiudiziale verso le società energetiche, basato su contestazioni inaccettabili e che saranno demolite in altre sedi dedicate”. Il lavoro investigativo di Greenpeace Italia e ReCommon, sebben noto alla redazione, non è dunque stato mai menzionato nell’arco della puntata. 

«È evidente che ENI non vuole che si parli del suo contributo alla crisi climatica, come dimostra quanto successo ieri sera. Ci chiediamo dunque: se l’azienda è sicura del proprio operato, di cosa ha paura? Perché scappa dal confronto? Vista la reazione scomposta di ieri, pare proprio che il Cane a sei zampe abbia davvero una gran coda di paglia», concludono le organizzazioni.  

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