Grand Renaissance Dam, cresce la tensione tra Egitto ed Etiopia

La cascate del Nilo Blu in Etiopia - foto A.Davey (Flickr)

Non è stato raggiunto alcun accordo tra Addis Abeba e il Cairo in merito alla spinosa questione della “sicurezza idrica” dell’Egitto, messa in pericolo dalla costruzione del mega progetto idroelettrico Grand Ethiopian Renaissance Dam, sul tratto etiope del Nilo Blu.

L’opera, il cui completamento è previsto per il 2017 all’esorbitante costo di 4,2 miliardi di dollari, rischia di ridurre in maniera considerevole i flussi d’acqua del tratto egiziano del principale fiume africano. Almeno così sostengono i funzionari del Cairo, i quali hanno incontrato all’inizio dell’anno le loro controparti etiopi, che invece hanno una posizione diametralmente opposta. Questo ultimi contestano il contenuto dell’intesa del 1959 tra Egitto e Sudan, che garantiva al Cairo il diritto di usufruire di 55 miliardi di metri cubi di acqua sugli 84 di portata del Nilo, e che non è mai stata siglata dall’Etiopia.

Addis Abeba ha inoltre rigettato la proposta di creare un comitato composto da rappresentanti di paesi coinvolti nella disputa che potessero approfondire gli impatti ambientali della diga, così come suggerito a suo volta dal gruppo di esperti internazionali indipendenti precedentemente interpellati. Un provvedimento che di fatto crea uno stallo nei negoziati tra i due paesi, arroccati sulle rispettive posizioni.

Val la pena ricordare che l’Egitto ha più volta richiesto la sospensione dei lavori, in assenza di chiarezza sugli impatti e che lo scorso giugno, durante una trasmissione televisiva, l’ex presidente Mohamed Mursi e altri esponenti politici discutendo della questione avevano addirittura paventato l’uso della forza per risolvere la contesa.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici