A inizio 2022, sui nostri canali social avevamo ripreso la notizia di uno sversamento di petrolio al largo delle coste di Liverpool, presso un impianto gestito dall’Eni. Lo stesso impianto che potrebbe essere al cuore del mega-progetto Hynet, per la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica e la produzione di idrogeno blu e che dovrebbe vedere la luce entro il 2025.

L’azienda aveva comunicato che in totale era fuoriuscito l’equivalente di 500 barili di petrolio.
L’organizzazione italiana Cova Contro sta seguendo il caso e grazie al monitoraggio delle immagini satellitari con una strumentazione ad hoc ha potuto riscontrare altre perdite, riportate qui di seguito:
“Le elaborazione da noi effettuate, permettono di misurare lo sversamento rispettivamente alle date:
– 1 marzo 2022 di circa 4 kmq;
– 4 marzo 2022, rilasciato indiscutibilmente dalla Piattaforma Douglas è di circa 1,05 kmq”.
“È bene ricordare – sottolinea Cova Contro – che il petrolio sversato si sparge sulla superficie del mare formando una pellicola che cambia di spessore in relazione alle caratteristiche del petrolio, alla quantità, la sua distribuzione e composizione, a seconda della temperatura e del movimento dell’acqua. Alla evaporazione si aggiungono processi di emulsione, aerosol, fotossidazione che portano alla formazione di una sottile pellicola superficiale ed ammassi di catrame che galleggiando o rotolando sul fondo, arrivano sotto la costa e sulle spiagge. Dopo l’evaporazione dei composti volatili tossici, ha inizio l’azione di biodegradazione degli idrocarburi da parte dei microorganismi marini”.
Cova Contro sostiene che “come è visibile dalle immagini da noi elaborate, le aree coinvolte dall’inquinamento sono nettamente maggiori, quindi il calcolo presunto dei volumi oggetto di sversamento da idrocarburi andrebbe riformulato. La dinamica sopra esposta va sotto il nome di “Submerged oil”. Il petrolio sversato in mare non si vede, con il moto ondoso viene trasportato sotto il pelo dell’acqua. Può viaggiare sott’acqua, invisibile come un sottomarino, può riemergere anche a distanze notevoli per poi spiaggiarsi con le maree. Gli sversamenti, indipendentemente dalle comunicazioni ufficiali, continuano ininterrottamente. Quello del 4 marzo, proveniente dalla Piattaforma ENI UK _ Douglas, ne rappresenta un significativo esempio.
L’organizzazione italiana sembra quindi ribadire i dubbi e le perplessità dei gruppi di attivisti locali, che chiedono maggiore trasparenza e controllo su quanto sta accadendo a poche miglia marine dalle coste di Liverpool (ascolta il podcast sul caso del progetto Hynet).
Scarica qui lo studio di Cova Contro