
[di Elena Gerebizza]
Il 2014 si apre con una bella patata bollente per i direttori esecutivi della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), che stanno decidendo se finanziare o meno con un prestito di 200 milioni di euro l’estrazione nel Mar Caspio del gas che dovrebbe poi essere trasportato fino alle coste italiane con il mega gasdotto TAP-TANAP.
Di fronte all’opposizione della popolazione locale, a partire da quella dei No TAP in Puglia che comprendono decine di amministrazioni locali della provincia di Lecce – ma la settimana scorsa è arrivato anche il no della regione, che ha rigettato la valutazione di impatto ambientale del progetto – le parole più usate per giustificare il nuovo mega gasdotto spinto dall’Unione europea sono “strategicità” e “diversificare”.
Così finora anche la BERS ha giustificato il sostegno già dato alla TAP – consorzio costruttore del pezzo di gasdotto che dovrebbe collegare la Grecia all’Italia – nella fase di pianificazione. E per diversificazione si intende prima di tutto “discostarsi” dalla Russia, fattore che si collega direttamente con l’altro elemento della strategicità, per cui il TAP si distinguerebbe dai progetti costruiti assieme a Gazprom, come ad esempio il South Stream. Secondo Riccardo Puliti, direttore del dipartimento energia e risorse naturali della BERS, il corridoio sud del gas “romperà questa dipendenza dalla Russia, aprendo a nuove vie di rifornimento per il mercato europeo”.
Un’argomentazione che cade proprio con questo prestito di 200 milioni di euro, a favore guarda un po’ proprio del gigante del petrolio russo Lukoil, parte del consorzio Shah Deniz con il 10 per cento delle quote, e incaricata dello sviluppo della seconda fase del progetto, cioè di rendere possibile l’estrazione di quei 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno che dovrebbero giustificare il TAP-TANAP.
Come si fa a credere che tutto questo si faccia davvero in chiave anti-russa, se poi le stesse mega aziende di quel Paese sono coinvolte? Ha ragione la Gazprom a scherzarci sopra con il Financial Times, dicendo che tanto il gas che si punta a trasportare con il TAP-TANAP – circa il 2 per cento dei consumi attuali in Europa – servirà “poco più che ad accendere un barbecue”….
Il punto è quanto ci costerà, in termini di risorse pubbliche investite, e quale sarà il danno per i territori attraversati? E quale sarà la giustificazione della BERS, ora che le sue due parole chiave sono sfumate con il prestito alla Lukoil?