European Summer University 2014. L’analisi di Re:Common

[di Tancredi Tarantino]

Oltre duemila partecipanti provenienti da 44 paesi hanno animato la “European Summer University per i movimenti sociali”, organizzata a Parigi da Attac dal 19 al 22 agosto.

Re:Common ha partecipato alla manifestazione internazionale promuovendo, in collaborazione con il Movimento brasiliano degli impattati dalle grandi dighe (MAB), un seminario di due giorni sulla finanziarizzazione dell’acqua.

Assemblea, European Summer University per i movimenti sociali, agosto 2014, foto Carlo Dojmi di Delupis/ReCommon

Al centro del dibattito il ruolo dei mercati finanziari, dei governi e delle multinazionali che da anni considerano l’acqua come una merce qualsiasi sulla quale speculare e fare profitto.

Gli impatti delle grandi dighe in Brasile e in America centrale, gli interessi italiani nei Balcani, le pratiche di resistenza attuate dalle comunità indigene e contadine nella regione andina, hanno messo in evidenza come l’acqua sia oggi al centro di manovre finanziarie che hanno gravi ripercussioni sulla vita di milioni di persone.

Ad accendere il dibattito è stato soprattutto il sistema di privatizzazione dell’acqua attuato in Cile fin dagli anni ’80. Rodrigo Mundaca, attivista e membro dell’associazione Modatima che da anni denuncia la concentrazione dell’acqua in mani private nella provincia di Petorca, ha raccontato come il paese sudamericano sia scenario di una corsa all’oro bianco senza precedenti nel continente.

Veri e propri diritti di proprietà sui fiumi e sulle falde acquifere vengono venduti e comprati nei mercati finanziari a fini meramente speculatori, con margini di guadagno altissimi. Il Codigo de Agua, la legge che ha istituito il mercato dell’acqua in Cile, risale addirittura al 1981 e vede in calce la firma del dittatore Augusto Pinochet.

E tra i proprietari dell’acqua cilena ci siamo anche noi. Enel, in parte ancora pubblica, possiede l’81% dei diritti “non consuntivi” sull’acqua e può farne ciò che vuole. Una parte di quei diritti vengono usati per produrre energia da esportare o dare in pasto all’industria mineraria locale, mentre il resto dei water rights non viene utilizzato. Semplicemente Enel, attraverso la sussidiaria Endesa, ne è proprietaria e la popolazione locale non può farne alcun uso.

La European Summer University è stata anche l’occasione per discutere di temi entrati negli ultimi anni nell’agenda europea. Uno su tutti le compensazioni di biodiversità, una sorta di licenza di distruggere che in alcuni paesi è già realtà e che l’Unione Europea sta provando a sperimentare, convinta com’è che tutto debba avere un prezzo, anche la natura.

Se per realizzare un’attività estrattiva o costruire una grande opera devi distruggere un ecosistema, l’importante è che la perdita di biodiversità venga compensata ricostruendo quell’ecosistema da un’altra parte, anche a migliaia di chilometri di distanza.

“No net loss”, nessuna perdita netta, è il nuovo mantra della Commissione europea e della sua strategia sulla biodiversità fino al 2020. Ciò che conta è che l’operazione sia a saldo zero, come se stessimo parlando del bilancio di una società che non è in attivo ma che per lo meno non perde nulla.

La finanziarizzazione della natura, gli impatti delle grandi opere dannose e imposte, il ruolo delle istituzioni europee, ma anche le nuove pratiche locali di resistenza collettiva e comunitaria, oltre ad aver animato la quattro giorni parigina, sono alcuni dei temi al centro delle attività di Re:Common.

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