Etiopia, la Banca mondiale si autoassolve sul caso Gambella. Ma i dubbi rimangono…

Mappa di Gambella, Etiopia. Fonte: The Christian Science Monitor

La Banca mondiale sembra intenzionata a chiudere il prima possibile il “caso Gambella”, in Etiopia. Ma alcuni documenti riservati dimostrerebbero che l’operato della World Bank è tutt’altro che privo di ombre.

I fatti: la più grande istituzione di sviluppo del Pianeta è stata accusata di aver agevolato uno sfollamento di massa e conseguenti violazioni dei diritti umani nella regione etiope di Gambella, nel sud-ovest del Paese. Il tutto sarebbe rientrato nel “quadro” di una iniziativa intesa a migliorare l’istruzione e la salute in Etiopia, sostenuta dallo stanziamento da parte della Banca di 2 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni.

Alcuni indigeni della comunità etiope Anuak hanno accusato le autorità etiopi di aver usato parte del denaro ricevuto dalla Banca Mondiale per finanziare il trasferimento forzato di massa degli abitanti della zona.

I membri della comunità Anuak hanno anche denunciato che le forze dell’ordine avrebbero percosso, stuprato e ucciso alcuni indigeni nel momento in cui questi ultimi si rifiutavano di lasciare le loro abitazioni.

La Banca Mondiale ha continuato a sostenere il progetto socio-culturale anche anni dopo che le prove continuavano a emergere. Lo scorso novembre è stato pubblicato il rapporto dell’organo ispettivo interno della Banca mondiale (l’Inspection Panel) in cui si prendeva in esame la questione, ma all’inizio di questa settimana i vertici della stessa istituzione hanno stabilito che per quanto accaduto a Gambella la World Bank non ha alcuna responsabilità.

Lunedì sul sito www.intercontinentalcry.org è apparso un articolo in cui è presente il link delle trascrizioni delle interviste fatte dagli esponenti dell’Inspection Panel a membri della comunità Anauk. Testimonianze per lo più tralasciate nel rapporto finale dell’Inspection Panel, in cui sono sintetizzate in poche righe e nulla più, ma che in realtà contraddicono la tesi della Banca, rimarcando le violenze accadute e come siano state in qualche modo “agevolate” dai fondi stanziati dalla Banca mondiale.

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