Emergenza Coronavirus, la Total non sborsa nemmeno un euro ma tiene aperta Tempa Rossa

Tempa Rossa, Basilicata, 2017. Foto Luca Manes/Re:Common

[di Luca Manes]

“Siamo spiacenti, ma a causa del prezzo basso del greggio per barile e della contingenza mondiale sfavorevole provocata dall’emergenza Covid-19 non vi possiamo donare nemmeno un euro.” Più o meno con queste parole la multinazionale petrolifera francese Total, capofila del consorzio che gestisce l’impianto lucano di Tempa Rossa, ha risposto alla richiesta di aiuto avanzata dal sindaco di Corleto Perticara Antonio Massari. Cinque dei sei pozzi attivi nella Valle del Sauro e il cui petrolio passa per Tempa Rossa si trovano nel territorio del comune di Corleto, che è quindi l’epicentro del secondo fronte di sfruttamento del copioso oro nero lucano dopo la Val d’Agri “occupata” da decenni dall’Eni. 

Sebbene in Basilicata il Coronavirus non abbia avuto l’impatto devastante provocato in altre regioni d’Italia, le ristrettezze in cui si trova la sanità locale hanno indotto il primo cittadino di Corleto a chiedere una donazione per l’acquisto di test rapidi, dispositivi di protezione personale, un’ambulanza e arredi per un sito, già individuato sul territorio comunale, che faccia da filtro per eventuali contagi nel paese. Il tutto per una somma che si aggirerebbe intorno ai 500mila euro. Un piatto di ceci, per una compagnia che può vantare oltre 250 miliardi di dollari di asset e introiti annuali ben oltre i 200 miliardi.

Ma forse il sindaco Massari si sarebbe dovuto aspettare un atteggiamento del genere. Quasi due anni fa, nell’intervista rilasciata per il video “La Montagna Sventrata” realizzato da Giulio Napolitano e prodotto da Re:Common, affermava di esser certo che con Tempa Rossa “si sarebbe fatto tesoro dell’esperienza notoriamente negativa che c’è stata a Viggiano (al centro Olio in Val d’Agri, ndr)” e che per le bonifiche di terreni inquinati in passato a causa delle prime esplorazioni ci avrebbero pensato i francesi.

Dall’estate 2018 fino ad oggi i tempi per l’entrata in produzione dell’impianto si sono allungati moltissimo, a causa del mancato rispetto di una serie di prescrizioni imposte dalla regione Basilicata, di bonifiche nemmeno l’ombra e dall’inizio dell’anno si sono registrate una serie di preoccupanti sfiammate che portano alla memoria una serie di episodi simili verificatisi negli ultimi due decenni in Val d’Agri.

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