
Con una decisione a sorpresa, la Banca mondiale ha rinviato sine die la decisione sul finanziamento di 73 milioni di dollari per il progetto idroelettrico Inga 3, nella Repubblica Democratica del Congo. Era infatti prevista per l’11 febbraio prossimo una discussione e il voto al riguardo in sede di Consiglio dei Direttori.
L’incontro è stato cancellato, probabilmente perché ormai sta montando l’opposizione da parte delle organizzazioni locali e internazionali contro la mega-diga. Realtà che ora chiedono senza mezzi termini alla World Bank di riconsiderare del tutto il suo coinvolgimento nell’opera, dal costo di 12 miliardi di dollari e in grado di produrre 4.800 megawatt una volta a pieno regime, disegnata per rifornire di energia le miniere e il mercato sudafricano. Nonostante in Congo il 90 per cento della popolazione non abbia accesso diretto all’elettricità.
Proprio per tale ragione, una coalizione di 12 Ong congolesi ha di recente scritto ai vertici dell’istituzione, invitandola a dare priorità ai bisogni delle comunità e così facendo destinare almeno il 50 per cento della produzione di Inga 3 alla cittadinanza locale o prendendo in considerazione altri ipotesi, più sostenibili sia ambientalmente che economicamente. Secondo Danny Singoma, direttore esecutivo dell’organizzazione CENADEP, pensare che i benefici ai congolesi arrivino dai ricavi dell’esportazione dell’energia è del tutto utopico, perché già in passato tale assunto si è sempre rivelato sbagliato.