
[di Luca Manes]
La storia del mega progetto idroelettrico di Nenskra, nella regione georgiana della Svanezia, si arricchisce di un nuovo controverso capitolo.
La scorsa settimana, il Segretariato della Convenzione di Berna ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente di Tbilisi per chiedere chiarimenti proprio sul futuro della regione montuosa della Svanezia, sulla carta candidata a diventare uno dei prossimi “Emerald Sites”. Ovvero quelli di grande importanza per la ricchezza della biodiversità e del pregio naturalistico.
Ricordiamo che la convenzione di Berna, entrata in vigore nel 1982 e sottoscritta da 39 paesi, ha come obiettivo la conservazione della flora e della fauna e i relativi habitat, promuovendo la cooperazione tra gli stati e il monitoraggio delle specie in pericolo e vulnerabili.
Nel 2016 l’esecutivo georgiano ha ridotto in maniera sensibile l’estensione del territorio della Svanezia da far rientrare nel perimetro dell’Emerald Site perché nell’area è prevista la realizzazione di decine di progetti idroelettrici, tra cui per l’appunto la diga di Nenskra. L’appalto per il mega-sbarramento sull’omonimo corso d’acqua è stato vinto dalla Salini, che ha iniziato i lavori nell’estate del 2015. Le massicce proteste delle comunità locali e le difficoltà legate alla fragilità del terreno – le montagne della Svanezia sono punteggiate da frane e smottamenti – hanno fatto sì che i progressi dei lavori siano stati limitati.
La lettera del Segretariato dà seguito a una missiva della Ong georgiana Green Alternative, membro della rete centro-est europea CEE Bankwatch.
In un caso simile del 2015, la Convenzione di Berna chiese al governo macedone di fermare la costruzione di tutte le dighe previste nella regione interessata dal parco nazionale del Mavrovo, anch’essa destinata a diventare un Emerald Site.
Poco dopo il posizionamento pubblico del Segretariato della Convenzione, la Banca mondiale e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ritirarono i finanziamenti per due delle principali dighe in programma.
L’impianto di Nenskra dovrebbe costare circa un miliardo di dollari, di cui oltre due terzi dovrebbero arrivare da fondi pubblici che dovrebbero mettere a disposizione in primis la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, poi la Banca europea per gli investimenti, la Banca asiatica per lo sviluppo e la Banca asiatica per gli investimenti nelle infrastrutture.