
La controversa mega diga di Gibe III, in Etiopia, non entrerà in funzione prima della fine del 2014, con un anno di ritardo rispetto ai tempi previsti dal progetto. La notizia è stata confermata da esponenti del ministero dell’Acqua e dell’Energia, che hanno motivato il rinvio con i problemi legati al riempimento del bacino artificiale creato dal mega sbarramento e da altre difficoltà sorte nel corso dei lavori.
L’impianto idroelettrico di Gibe III dovrebbe produrre un totale di 1870 megawatt, in parte destinati all’esportazione. La realizzazione della diga è stata affidata all’impresa italiana Salini, mentre, a differenza di Gibe II, la nostra cooperazione e la Banca europea per gli investimenti non hanno fornito nessun supporto di natura finanziaria.
Una volta completata Gibe III (alta 240 metri, per un costo complessivo di 1,5 miliardi di euro) e il suo conseguente bacino artificiale di 150 chilometri devasterebbero l’ecosistema della valle dell’Omo e del lago Turkana, in Kenya, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di non meno di 500mila persone.
Il fiume Omo, infatti, contribuisce per il 90 percento all’acqua del Turkana, uno dei più grandi laghi in aree desertiche e che rappresenta l’unica fonte di acqua dolce di una regione fortemente colpita dalla crescente siccità dovuta al cambiamento climatico. Intorno al lago vivono altre cinque comunità tribali che nel tempo sono riuscite a incorporare la pesca artigianale fra le attività di auto-sostentamento e di economia locale.