DIGA DI BUJAGALI IN UGANDA, L’OMBUDSMAN EUROPEO APRE UN’INDAGINE SULLA BEI

Cascate di Bujagali - foto International Rivers
Cascate di Bujagali - foto International Rivers

L’Ombudsman europeo negli ultimi giorni ha comunicato in maniera ufficiale che aprirà un’inchiesta sul mancato riscontro da parte della Banca europea per gli investimenti (BEI) in merito al ricorso presentato tre anni fa da quattro Ong ugandesi e europee (NAPE, CLAI, Sherpa e la rete CounterBalance, di cui fa parte l’italiana Re:Common) sulla possibile mala gestione da parte della stessa BEI del progetto idroelettrico di Bujagali, in Uganda.

La BEI, infatti, ha pubblicato il suo rapporto in relazione alla questione solo lo scorso 30 agosto, ben due anni e 10 mesi dopo aver ricevuto un ricorso dalle realtà della società civile internazionale e nonostante il termine previsto dalle procedure interne fosse di sei mesi. Un rapporto ritenuto debole, poco circostanziato e incompleto dagli attivisti.

Nell’opinione dei ricorrenti, per il controverso progetto di Bujagali, già segnato da un caso di corruzione all’inizio dello scorso decennio, la BEI non ha rispettato gli obiettivi di sviluppo dell’Unione europea, non ha valutato in modo adeguato gli impatti ambientali dell’opera, non ha tenuto conto del fatto che le comunità locali non sono state compensate correttamente e che le misure di mitigazione sono del tutto insufficienti. Al momento la diga, costata oltre un miliardo di euro e per cui la BEI ha stanziato 92 milioni di euro, è stata completata, ma le istanze di varie abitanti della zona non sono state ancora prese in considerazione.

La storia infinita del ricorso dimostra molto chiaramente come i meccanismi di valutazione della BEI siano inefficaci e poco indipendenti.

“E’ inaccettabile che la BEI ci abbia messo tutto questo tempo per dare una risposta a chi chiedeva conto del suo operato” ha dichiarato Caterina Amicucci di Re:Common. “Tutto ciò dimostra che i meccanismi di controllo dei cittadini sulle istituzioni europee esistono solo sulla carta, infatti mentre il ricorso giaceva nei cassetti dell’istituzione, la Banca ha continuato a erogare il prestito” ha continuato la Amicucci . “E’ dunque positivo che ora di questo problema se ne occupi l’Ombudsman, che ci auguriamo vada fino in fondo e accerti come il nostro ricorso sia stato bloccato dai banchieri pubblici che non gradiscono essere messi in discussione dai cittadini” ha concluso la Amicucci.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici