
L’ultima analisi sui dati riguardanti gli sversamenti di petrolio nella regione nigeriana del Delta del Niger non sono per nulla incoraggianti, secondo quanto riporta Amnesty International.
L’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha infatti comunicato che nel 2014 gli incidenti occorsi a strutture gestite dalla multinazionale anglo-olandese Shell ammonterebbero a 204, quelli dell’italiana Eni a ben 349, almeno in base a quanto riferito dalle stesse compagnie. In totale, stiamo parlando di circa 5 milioni di litri di greggio dispersi sul territorio del Delta. Una stima che si teme sia addirittura troppo conservativa.
Tanto per farsi un’idea della portata del problema, nell’arco di 40 anni (1971-2011) in Europa si sono verificati solo 10 sversamenti l’anno. “Queste cifre sono veramente allarmanti. L’Eni ha chiaramente perso il controllo della sue operazioni nel Delta del Niger, mentre la Shell, nonostante tutte le sue promesse, non sta compiendo alcun progresso nell’evitare questo tipo di incidenti” ha dichiarato Audrey Gaughran di Amnesty International. “In altri paesi staremmo parlando di una vera e propria emergenza nazionale, i costi anche umani di un inquinamento così diffusi sono altissimi” ha aggiunto la Gaughran.
Le oil corporation si difendono addebitando gli sversamenti a furti e sabotaggi vari. Le comunità locali e le organizzazioni della società civile contestano con forza queste tesi, addossando la colpa alle multinazionali e, nella maggior parte dei casi, all’inadeguatezza dei loro impianti – in particolare le tubature sarebbero molto vecchie e prive della manutenzione necessaria.
Per ulteriori info: link all’articolo sul sito di Amnesty International