[di Luca Manes]
Un elenco lunghissimo, oltre 750 compagnie di tutto il mondo che svolgono un ruolo di primo piano nel settore carbonifero, tra cui anche l’italiana Enel. Nei giorni della ventitreesima edizione della Conferenza delle Parti (COP) delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che quest’anno si tiene a Bonn, l’Ong tedesca Urgewald, con la collaborazione dei suoi partner internazionali, lancia la sua “Global Coal Exit List” delle imprese che il carbone lo estraggono dalle viscere della terra, lo vendono, lo trasportano o “semplicemente” lo usano per produrre energia elettrica nelle centrali che gestiscono.
In base a quanto dichiarato da Urgewald e confermato da esponenti del mondo corporate come Sylvain Vanston delle assicurazioni Axa, il data base – che si trova sul sito www.coalexit.org – è più completo di quelli usati dal mondo della finanza (che si fermano a 100 società).
“L’obiettivo della nostra lista è che i soggetti privati che investono nella compagnie menzionate smettano di sostenerle”, ha dichiarato Heffa Schuecking, direttrice di Urgewald. “La lotta contro i cambiamenti climatici non è realizzabile se banche e assicurazioni non smettono di finanziare l’industria del carbone”, ha aggiunto la Schuecking.
Per fare ciò, sottolineano i ricercatori della Ong tedesca, bisogna prima comprendere che una miriade di soggetti che apparentemente non hanno un legame diretto con l’estrazione della polvere nera, in realtà svolgono un ruolo importante nella sua commercializzazione o in altre attività di primo piano. Urgewald ci tiene a ribadire che tutti i dati e le statistiche presenti nella lista sono desunti da informazioni pubbliche fornite dalla stesse compagnie – rapporti annuali, documenti presentati agli investitori e pagine di siti web aziendali.
La pessima notizia per il clima è che nella Global Coal Exit List sono evidenziate ben 225 società che stanno ampliando le loro attività di estrazione del carbone e altre 282 che stanno pianificando la costruzione di centrali che impiegheranno il più contestato e inquinante dei combustibili fossili.
Anche in questo caso, tante non sono le classiche aziende carbonifere, come per esempio la Marubeni, una impresa commerciale giapponese dal portafoglio di attività molto diversificato, che però ormai si attesta come il 26esimo più grande costruttore di impianti a carbone al mondo – ha in programma di realizzarne di nuovi in nove paesi, per una potenza installata totale di 5.800 megawatt.