Che cosa chiederemo all’ENEL durante l’Assemblea degli azionisti del 16 maggio

Centrale a carbone di Civitavecchia, foto © Massimo Lupo/Re:Common

Segui la diretta Twitter dell’assemblea degli azionisti di ENEL su @lucamanes @atricarico72 @Recommon

Centrali a carbone italiane

Nel novembre 2017 il governo italiano ha deciso di eliminare gradualmente il carbone entro il 2025 con la nuova strategia energetica nazionale, che però non si è mai tradotta in legge.

Nel dicembre 2018 il ministero dell’Ambiente ha emanato un decreto di revisione delle autorizzazioni ambientali di tutte le centrali a carbone per valutare la loro conformità ai nuovi BREF più la data di chiusura al massima entro il 2025. Il decreto era viziato da diversi errori formali e ha offerto ad Enel un’opportunità unica di impugnarlo davanti a un tribunale amministrativo nel febbraio 2019.

Enel non ha chiesto il ritiro del decreto, ma ha chiesto al governo italiano di sedersi a un tavolo e negoziare dettagli concreti per rendere concreta la fase di dismissione del carbone, in particolare per quanto riguarda i due principali impianti che la compagnia ha, per una produzione totale di 4,5 GW, a Brindisi Sud e a Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia). La causa è ancora pendente in tribunale, la società civile ha valutato se intervenire o meno. Ci sono timori che l’Enel non sia alla ricerca di una deroga, ma, sulla base dell’approccio già impiegato dalla tedesca RWE, stia utilizzando tali negoziati per chiedere alcune compensazioni, in particolare per quanto riguarda l’impianto di Civitavecchia, ammodernato di recente. Resta da vedere se Enel intende farsi carico delle responsabilità e dei costi di disattivazione e bonifica di altre agenzie nazionali.

Allo stesso tempo, per quanto riguarda Brindisi, dove il nuovo sindaco sta muovendo una forte opposizione all’impianto Federico II di Cerano e vorrebbe ottenere una chiusura anticipata dello stesso a causa dei suoi impatti ambientali e sanitari, Enel ha contestato alcuni requisiti del Ministero dell’Ambiente inclusi nella nuova autorizzazione ambientale rilasciata nell’agosto 2017 per quanto riguarda i nuovi filtri dell’impianto. Nel marzo 2018 il sindaco di Brindisi ha deciso di intervenire in questo caso contro Enel. La questione è ancora pendente.

Entrambe le cause dimostrano che Enel sta gestendo in maniera conflittuale l’eliminazione degli impianti a carbone e cercando di ridurre i costi della loro chiusura in maniera alquanto controversa. L’annuncio di Enel di ieri di voler promuovere una trasformazione degli impianti a carbone in nuove centrali a gas risulta poco chiaro e non cancella la necessità di annunciare da subito quando l’utilizzo del carbone cesserà in ciascun sito.

Re:Common solleverà preoccupazioni su tale comportamento da parte di Enel e cercherà di ottenere un impegno fermo da parte dell’amministratore delegato affinché la società chiuda definitivamente Brindisi e Civitavecchia entro il 2025 (e possibilmente prima) e che non sia richiesto alcun indennizzo al governo al riguardo. 

Importazione di carbone della Colombia

Nel 2017 la campagna di Re:Common, in collaborazione con vari partner europei, ha fatto sì che Enel annunciasse la cessazione dei contratti di importazione di carbone con le compagnie statunitensi e svizzere Drummond e Prodeco dalla regione di El Cesar in Colombia, a seguito di sistematiche violazioni dei diritti umani occorse nella regione. Questa è stata una vittoria molto importante a livello europeo. Nel 2018, nel corso dell’assemblea degli azionisti di Enel, a Iidma è stato detto che Endesa importa ancora carbone dalla Colombia, attraverso contratti con Cerrejon nella regione di La Guajira. Anche in questa regione continuano a verificarsi gravi violazioni dei diritti umani.

Con la presenza di Urgewald e di una rappresentante e attivista per i diritti umani – Angelica Ortiz – del collettivo femminista di La Guajira, Re:Common chiederà a Enel di fermare ogni importazione di carbone dalla Colombia, sfatando il racconto che, dato che Cerrejon è certificata “Bettercoal”, è una buona azienda e le sue attività non promuovono violazioni dei diritti umani a La Guajira.

Angelica ha recentemente ricevuto la minaccia di morte per il suo impegno.

Centrali a carbone spagnole

Endesa è controllata al 70% da Enel, nonostante sia quotata come società separata. Durante l’ultima assemblea degli azionisti tenutasi lo scorso aprile a Madrid, l’amministratore delegato della compagnia spagnola ha dichiarato che le due principali centrali a carbone di Endesa per le quali non è stata ancora annunciata una data di chiusura (As Pontes e Litoral) sono in fase di modernizzazione ed ambientalizzazione (“retrofitting”) e che la società intende tenerle attive oltre il 2030. Tutto ciò è in chiara contraddizione con quanto affermato dall’ad di Enel all’assemblea generale del 2017, quando ha affermato che entro 15 anni Enel eliminerà gradualmente il carbone per l’intero gruppo, anche in Spagna. Inoltre, tale dichiarazione è in evidente contraddizione con la strategia di decarbonizzazione di Enel, che sostiene di avere un obiettivo in linea con l’accordo di Parigi. Sia negli scenari a 2 gradi che in quelli sotto i 2 gradi il carbone nei paesi OCSE deve cessare di essere sfruttato entro il 2030. Purtroppo il governo spagnolo non ha adottato un obiettivo esplicito in merito al carbone nel suo piano per il clima e l’energia, anche se tutti gli scenari tecnici prodotti mostrano una scadenza del 2030.

In occasione dell’Assemblea generale del 2018 sul problema del carbone spagnolo, l’ad di Enel ha invitato Re:Common e il suo partner spagnolo Iidma di andare a parlare con Endesa. Iidma ha quindi partecipato all’ultima assemblea degli azionisti di Endesa, ricevendo una risposta del tutto inadeguata. È allora legittimo da parte sia di Iidma che di Re:Common incalzare la dirigenza dell’Enel, chiedendo coerenza e leadership da parte del suo ad. Starace dovrebbe impegnarsi ad annunciare che As Pontes e Litoral chiuderanno entro il 2025, come richiesto dalla società civile spagnola.

Centrali a carbone cilene

Il governo cileno sta valutando la possibilità di impegnarsi a eliminare il carbone entro il 2030. Il Cile è un paese dell’OCSE e ciò sarebbe in linea con l’accordo di Parigi. Enel in Cile non ha interesse a partecipare al dialogo con il governo su tali questioni. Enel ha tre impianti in due località del Paese. La centrale di Bocamina 1 ha 50 anni – risale all’era del dittatore Pinochet – e non ha mai ricevuto una valutazione ambientale. L’impianto è sito nei pressi della città di Coronel e ha prodotto impatti negativi significativi sulla salute, in particolare sui bambini. Ci sono state varie controversie sullo smaltimento delle ceneri di carbone collegate all’impianto. Due tribunali hanno sollecitato azioni per conformarsi alla legge ambientale. Secondo la società civile cilena e le amministrazioni locali ciò finora non è avvenuto. Nell’aprile 2019, un senatore della regione e un attivista locale si sono recati a Roma per sollevare la controversia tra i decisori italiani. I colloqui con Enel sono stati problematici e sono state sollevate accuse reciproche. Lo scorso 26 aprile il sindaco di Coronel ha chiuso il deposito di cenere della centrale perché minaccia la salute della popolazione.

Re:Common vorrebbe far sì che l’ad di Enel si impegni a eliminare entro il 2030 la produzione di carbone per gli impianti di Bocamina 2 e Tarapace, e a chiudere immediatamente il vecchio impianto di Bocamina 1. Re:Common consegnerà all’ad di Enel una lettera firmata dalla società civile, comunità e politici della regione cilena con le richieste suddette.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici