Che c’azzecca l’Eni con Expo 2015?

un cartello dell'Eni-Agip in Nigeria. Foto Luca Tommasini/Re:Common

Copiamo e incolliamo dal sito dell’Expo 2015 di Milano: “Eni è Official Partner for Sustainability Initiatives in African Countries di Expo Milano 2015 ed è impegnata a sostenere e promuovere insieme a Expo, Energy, Art & Sustainability for Africa, un programma di eventi scientifico-culturali proposti dai Paesi Africani.”

Oltre a un video di tre minuti, scaricabile direttamente dalla pagina in questione: http://www.expo2015.org/it/partner/eni-/-official-partner-for-sustainability-initiatives-in-african-countries si tessono le lodi dell’Eni, quale “compagnia energetica internazionale leader in Africa per produzione di idrocarburi… che collabora con i Paesi Africani per promuoverne lo sviluppo socio-economico sostenendo, in particolare, progetti per l’accesso all’energia, prerequisito fondamentale per una crescita sostenibile.” Attività che la principale multinazionale italiana, partecipata per il 30 per cento dallo Stato, nel Continente Nero svolge da “oltre sessant’anni”.

Tutto bello, tutto perfetto? Anzi, very bello, tanto per citare il sito che promuove le molteplici attività dell’Expo. Sito web invero non proprio di grande successo, ma questa è un’altra storia.

Quella che interessa a noi è l’apologia del ruolo giocato dall’Eni in Africa e il vago ossimoro, la strana commistione tra sviluppo sostenibile e oil corporations. È vero, visto che parliamo di Expo, c’è poco da stupirsi. Saremo banali, ma ci piace ricordare che alla mega fiera del cibo di qualità e sostenibile, dove il motto è “nutrire il Pianeta, energia per la vita”, un ruolo non proprio secondario lo gioca la McDonald’s. Che c’azzecca?, direbbe un ex pm che proprio a Milano ha lavorato per anni. Sì, che c’azzecca McDonald’s, ma anche l’Eni? Nel Delta del Niger, dove siamo stati di persona, abbiamo visto (https://vimeo.com/33045359) quali sono gli impatti dell’attività estrattiva sull’ambiente. “Qui una volta era un paradiso, si pescavano tanti pesci e si coltivava la terra con grande profitto”, ci hanno detto gli anziani delle comunità che abbiamo incontrato. Più sostenibile di così!

Per carità, l’ad Claudio Descalzi ha ribadito anche durante l’ultima assemblea degli azionisti che l’interazione con la popolazione locale è molto intensa e proficua. Insomma, si fanno tante belle cose ed entro un lustro o poco più si prospetta un abbattimento radicale delle emissioni legate all’estrazione del petrolio. Bene, bravo bis! Nel frattempo ci si fa belli all’Expo, vetrina internazionale invero un po’ ammaccata – e non ci riferiamo ai fatti del 1 maggio, quanto alle marachelle su cui altri magistrati hanno dovuto fare luce.

Però sulla presunta sostenibilità dell’Eni i dubbi permangono, come documentano varie, autorevoli organizzazioni internazionali. Non ultima Amnesty International, che qualche mese fa riportava dati molto inquietanti sugli sversamenti nel Delta del Niger (news ripresa sul nostro sito: https://recommon.org/delta-del-niger-amnesty-international-punta-il-dito-contro-eni-e-shell/).

Chiosa finale. Che in quel gran pateracchio dell’Expo ci sia anche un pizzico di green washing ci sorprende ben poco. La ricetta cucinata a Milano non è certo di quelle che fanno leccare i baffi a un gourmet…

PS: nel 2012 l’Eni parteciperò anche agli Stati Generali della Cooperazione, con un ruolo non esattamente marginale…
https://recommon.org/il-de-profundis-della-cooperazione/

 


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