
L’Hitachi ha negoziato il pagamento di una multa di 19 milioni di dollari alla SEC, l’autorità di borsa degli USA, per pagamenti “impropri” legati alla costruzione di due impianti a carbone in Sudafrica. Sotto la lente d’ingrandimento delle autorità statunitensi c’erano in particolare la cessione e il riacquisto di una quota della filiale sudafricana della compagnia giapponese alla Chancellor House Holdings, società che fa capo all’African National Congress.
“La mancanza di controllo interno da parte dell’Hitachi ha fatto sì che la sua sussidiaria in Sudafrica abbia pagato milioni di dollari a una società con un chiaro legame con il partito di governo al fine di vincere dei contratti assegnati dallo stesso esecutivo di Pretoria” si legge nel documento ufficiale divulgato dalla SEC, in cui si spiega come la multinazionale nipponica abbia fatto illegittimamente figurare questi esborsi come spese di consulenza.
Parliamo di contratti molto “pesanti”, di un totale di ben 2,8 miliardi di dollari, per la realizzazione degli impianti a carbone di Medupi e Kusile, in cui era coinvolta come azienda capofila la locale e potentissima Eskom.
Va ricordato che per l’impianto di Medupi, nella provincia settentrionale di Limpopo e uno dei più grandi al mondo, nell’aprile del 2010 la Banca mondiale aveva deciso di concedere un finanziamento di 3,75 miliardi di dollari che aveva fatto poi da apripista all’entrata anche di diverse agenzie di credito all’esportazione. Una decisione che aveva scatenato le proteste della società civile globale, che si era opposta inscenando manifestazioni in varie capitali, a sostegno delle proteste delle comunità sudafricane minacciate dal progetto. La costruzione delle centrali a carbone è poi andata avanti con l’aiuto economico e politico dei banchieri di Washington e non solo, che evidentemente ora dovranno riflettere anche sulle “operazioni di contorno” che sono state portate avanti dalle altre società che formavano il consorzio costruttore.