Cassa depositi e prestiti: cambiarla è possibile

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L’altra economia dà i contenuti al “titolo” di Matteo Renzi: “Mutui agevolati a enti locali, piccole opere per scuole e territorio”.

Matteo Renzi, presidente del Consiglio, nel suo discorso per la fiducia al Senato ha annunciato “lo sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa depositi e prestiti”. Antonio Tricarico  (Re:Common) e Luca Martinelli (Altreconomia), autori de “La posta in gioco”: “Cdp può essere davvero al servizio di cittadini ed enti locali: ecco come”.

Milano, 25 febbraio 2014 – Nel suo discorso di ieri al Senato, Matteo Renzi fra i tanti “titoli” ha dichiarato di auspicare lo “sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione attraverso un diverso utilizzo di Cdp”.
Nel libro “La posta in gioco” (Altreconomia edizioni, QUI il comunicato stampa di presentazione del libro) Luca Martinelli giornalista di Altreconomia e Antonio Tricarico di Re:Common immaginano un diverso utilizzo delle risorse di Cassa depositi e prestiti, che amministra il risparmio postale dei cittadini italiani, oltre 240 miliardi di euro. Ecco le loro proposte.

“Già da oggi il governo può usare la Cassa depositi e prestiti a vantaggio dei cittadini, utilizzando gli utili della Cassa, oltre 2 miliardi di euro in media, quasi 3 nel 2013, per sussidiare i mutui a favore degli enti locali – spiega Antonio Tricarico -. Dare mutui al 2% e non al 5,5%, infatti, consentirebbe di contrarne di nuovi subito, anche nei vincoli del patto di stabilità, e darebbe ai Comuni la possibilità di ripagare i debiti ma anche di investire nella messa in sicurezza delle scuole e del territorio”.
“Ma come fa Renzi -aggiunge Tricarico- a dire alle fondazioni bancarie che non prenderanno dividendi quest’anno?”.

“Dare i soldi alle piccole e medie imprese tramite le banche, come fa attualmente Cdp, non funziona – aggiunge Luca Martinelli -:  avrebbe molto più senso che Cassa depositi e prestiti torni a prestare risorse agli enti locali, la cui capacità di spesa sarebbe in grado di sostenere le imprese del territorio, appaltando la realizzazione di opere pubbliche. Cassa depositi e prestiti, invece, pare più interessata alle grandi opere, come la Tangenziale Est esterna di Milano, il cui finanziamento è stato deciso dal consiglio d’amministrazione nel dicembre 2013”.

Come spiega un’inchiesta pubblicata sul numero di febbraio 2014 di Altreconomia, Cassa depositi e prestiti ha “salvato” il bilancio 2013 del Comune di Firenze, amministrato da Matteo Renzi fino alla nomina a presidente del Consiglio: acquisendo a fine dicembre dall’amministrazione comunale il Teatro comunale di Firenze, per 23 milioni di euro, Cdp ha “coperto” l’entrata prevista da dismissioni immobiliari nel bilancio preventivo dell’ente, dismissioni che nel corso dell’anno non si erano realizzate.

“Matteo Renzi ha costruito la sua carriera politica sul concetto di ‘rottamazione’. Franco Bassanini, presidente di Cassa depositi e prestiti, ha iniziato la propria carriera politica in Parlamento nel 1979, è stato più volte ministro, e oggi in palese conflitto d’interessi presiede Cdp ma anche, come raccontiamo ne ‘La posta in gioco’, un’impresa attiva nel settore delle telecomunicazioni, Metroweb, di grande interesse per la Cassa. Renzi non pensa -si chiedono Martinelli e Tricarico- che sia giunto il momento di ‘rottamare’ Bassanini?”.

Segue comunicato stampa di presentazione del libro


Altreconomia Edizioni presenta “La posta in gioco”

“La Posta in gioco” – a 10 anni esatti dalla sua privatizzazione – spiega perché Cassa depositi e prestiti, salvadanaio degli italiani, può e deve tornare a finanziare progetti rivolti al “bene comune”

“La posta in gioco”: il libro-manifesto per una nuova “finanza pubblica e sociale” in Italia, 96 pagine, 5 euro. Scarica QUI:
• L’indice del libro • L’introduzione • Un brano delle 10 storie del libro:
“Un Passante è per sempre” • La copertina in alta risoluzione

I soldi per uscire dalla crisi ci sono. Sono i nostri, 235 miliardi di euro, il risparmio postale di 24 milioni di italiani. Li raccoglie Cassa depositi e prestiti, nata per essere la “banca degli enti locali”. Ma che cosa ne fa oggi?
Sono passati dieci anni esatti dalla privatizzazione di Cdp. “La posta in gioco” spiega che cosa è diventata e come impiega i soldi del risparmio postale di 24 milioni di comuni cittadini, giovani, lavoratori, pensionati. Uno strumento indispensabile per chi vuole capire fino in fondo “che fine fanno i soldi”.

Era il novembre del 2003, e il ministro del Tesoro Giulio Tremonti decise la trasformazione di Cassa depositi e prestiti in società per azioni, e la sua parziale privatizzazione.
Una vera “rivoluzione”, a partire dalla quale Cdp – l’acronimo con cui è conosciuta – ha preso a comportarsi sempre più come un “fondo sovrano”, forte – a differenza del sistema bancario – di una straordinaria liquidità, garantita dal risparmio postale degli italiani: 24 milioni che detengono un libretto di risparmio postale o hanno investito in Buoni fruttiferi postali
Pochi di loro però sanno che oggi Cdp utilizza quelle risorse come un qualsiasi investitore, attraverso società di gestione del risparmio e fondi d’investimento partecipati dalla società.

Dopo dieci anni esatti, “La posta in gioco” fa il punto su ciò che è successo in questi anni: i limiti all’impiego delle risorse di Cdp a favore degli enti locali, tradizionali beneficiari dei prestiti della Cassa; e l’ampliamento dei margini d’azione di Cdp, chiamata in causa per ogni foglia che si muove nell’economia italiana, basti pensare ai recenti casi Alitalia e Telecom.

Ma non solo: suggerisce infatti possibili strategie per la trasformazione e la “risocializzazione” di Cassa depositi e prestiti, verso una nuova finanza pubblica e sociale.
Spiega Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia: ”Dall’housing sociale alle autostrade, dalla banda larga alla grande distribuzione organizzata, dagli aeroporti ai servizi pubblici locali, oggi Cdp è un ‘fondo sovrano’ che allarga le maglie della propria azione a un numero imprecisato di settori dell’economia italiana. Credo che – pur restando gli stessi i suoi ambiti di ‘manifesto interesse’ – sia possibile calibrare in modo diverso la sua azione: se interessano ad esempio gli acquedotti, deve promuovere un ‘fondo’ per l’ammodernamento della rete, garantendo prestiti a tasso agevolato ai soggetti pubblici, non favorire la privatizzazione delle società di gestione; se interessa la distribuzione del cibo, può articolare programmi a favore dei numerosi esempi di filiera corta e Piccola distribuzione organizzata che si sono sviluppati sul territor io, non diventare azionista di una società che costruisce e gestisce iper e supermercati”.

“Non è vero che i soldi non ci sono, come la litania della politica ci ricorda ogni giorno – aggiunge Antonio Tricarico, responsabile del programma Nuova finanza pubblica di Re:Common – ma ci sono e sono tanti, ed appartengono alle famiglie italiane. Il risparmio postale se gestito in altro modo dalla Cdp ci può davvero portare fuori dalla crisi promuovendo un’economia diversa, più equa e giusta sui territori. Ma per ottenere ciò questa volta spetta ai cittadini fare cassa, chiedendo dagli sportelli postali al Parlamento di risocializzare questa istituzione cruciale fuori da una logica di mercato dando voce in capitolo ai risparmiatori su come i loro risparmi debbano essere investiti per l’interesse pubblico, la difesa dei beni comuni e dei territori.”

Quei soldi, i nostri risparmi, potrebbero essere utilizzati per uscire dalla crisi.
La posta in gioco è il futuro del Paese.

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