
I dirigenti di una delle più grandi imprese di costruzione del Brasile, attualmente in prigione perché implicati in uno scandalo di corruzione senza precedenti che coinvolge la compagnia petrolifera Petrobras, avrebbero fatto sapere di voler divulgare informazioni su un altro possibile caso di mazzette “elargite” per la realizzazione di alcune mega dighe in Amazzonia.
In carcere da oltre 100 giorni, il presidente della Camargo Corrêa Dalton dos Santos Avancini e il vicepresidente Eduardo Leite avrebbero accettato di spiegare alla Procura Federale come un cartello di grandi imprese di costruzione, politici influenti e burocrati governativi di alto livello avrebbe gestito un sistema improntato sulle turbative d’asta, sulle corruzione e sulle tangenti nei progetti di Belo Monte e Jirau, in Amazzonia.
Lo scorso dicembre, Paulo Roberto Costa, ex direttore di Petrobras e uno dei primi funzionari di alto livello a essere implicato nella cosiddetta operazione Lava Jato, portata avanti dalle autorità giudiziarie, ha testimoniato al Congresso brasiliano che esistono schemi di corruzione simili in altri settori. “Autostrade, treni, porti, aeroporti e dighe idroelettriche, queste pratiche si tengono in tutto il Brasile. Tutto quello che dovete fare è indagare” ha affermato Costa davanti ai parlamentari.
“Queste rivelazioni confermano quello che abbiamo da sempre sospettato: che progetti come Belo Monte non sono solo una fonte enorme di corruzione, ma in realtà esistono a causa della corruzione”, ha detto Christian Poirier di Amazon Watch.
“L’ossessione del governo federale per progetti di mega dighe estremamente costosi è in gran parte spiegato da schemi di corruzione, sebbene gli stessi fondi destinati alle centrali idroelettriche potrebbero essere investiti in soluzioni energetiche realmente sostenibili” ha osservato Brent Millikan della Ong statunitense International Rivers.