
In gergo tecnico si chiama copertura del rischio. L’avrebbe dovuta garantire la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) alla multinazionale statunitense del settore alimentare Monsanto in merito a un progetto di vendita di sementi e prodotti chimici a piccoli e medi agricoltori di Russia, Turchia, Ucraina, Serbia, Ungheria e Bulgaria.
Soldi pubblici, per un totale di 40 milioni di euro, al fine di tutelare gli interessi di una delle corporation più ricche e potenti del pianeta, che però alla fine non saranno erogati.
Una decisione, quella della BERS, condizionata anche dalle proteste e dalle rimostranze della società civile internazionale. Nei mesi scorsi una lettera indirizzata all’istituzione in relazione alla scottante questione era stata sottoscritta addirittura da 158 tra organizzazioni e gruppi di base, nonché in Serbia si era tenuta una manifestazione contro il finanziamento.
In realtà la BERS non ha dichiarato in maniera esplicita che la Monsanto è “inadeguata” a ricevere il proprio sostegno, ma ha motivato il provvedimento sulla base di difficoltà a strutturare al meglio il progetto. Vedremo se in futuro la Banca tornerà a considerare forme di aiuto per la Monsanto. Quel che è certo è che tante realtà della società civile continueranno a monitorare con estrema attenzione le mosse della BERS.