Banca nuova, ricette vecchie, l’AIIB non molla carbone e dighe

AIIB meeting, Seoul, Corea del Sud, giugno 2017

Un centinaio tra gruppi, associazioni e reti di tutti il mondo, compresa Re:Common, hanno scritto una lettera alla Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture (Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), chiedendo all’istituzione fortemente voluta dal governo di Pechino di rivedere la sua politica energetica.

Oggi si apre a Jeju, in Corea del Sud, il secondo meeting annuale della AIIB. Le perplessità della società civile globale sono soprattutto sui finanziamenti dell’AIIB a progetti per l’estrazione del carbone.

Gli impatti fortemente dannosi provocati dalle miniere e dalle centrali a carbone sulle comunità e sull’ambiente sono innegabili e ben documentati, così come il contributo nefasto dato dalla polvere nera ai cambiamenti climatici. Questa linea di condotta della AIIB è in netta contraddizione con i suoi impegni sullo sviluppo sostenibile e tesi all’applicazione dell’accordo di Parigi (COP 21 del 2015), che prevede l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 1,5 gradi Celsius.

In Asia la “povertà energetica” colpisce ancora centinaia di milioni di persone. I governi locali hanno usato questa questa scusa per giustificare l’espansione dell’industria del carbone, in quanto soluzione più rapida ed economica per il problema dell’accesso all’energia. Questo non è un argomento accettabile, così come non regge tutta la retorica sul “carbone pulito”. Non esiste più alcuna scusa, si legge ancora nella lettera, per non passare direttamente alle fonti rinnovabili, che sono ormai diventate più convenienti dal punto di vista finanziario, come dimostrano le esperienze di molti paesi, tra cui Cina e India.

Allo stesso tempo, le associazioni e le reti globali contestano alla AIIB di voler promuovere i grandi impianti idroelettrici. Per decenni le comunità in Asia hanno opposto una fiera resistenza a questo tipo di progetti, che hanno conseguenze sociali e ambientali devastanti. Non è proprio il caso che la AIIB usi ricette vecchie, specialmente se si sono già rivelate fallimentari.

Segui su Twitter gli aggiornamenti di Antonio Tricarico di Re:Common sul meeting dell’AIIB direttamente dalla Corea: @atricarico72

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